Ep. 35 / Giacomo Beltrami e le sorgenti “italiane” del Mississippi

Un lago nel Minnesota. Un esploratore determinato e la sua amata. Mescolate questi ingredienti ed avrete una storia incredibile. La storia di Giacomo Costantino Beltrami, l’esploratore italiano che scoprì a suo modo le sorgenti del Mississippi.

Benvenuti a tutti, sono Stefano Frau e questo è In cerca di Storie, il podcast che va alla ricerca di storie o personaggi dimenticati o poco conosciuti.

Il protagonista di questo episodio è un indomito esploratore italiano che ha lasciato un segno nella storia delle esplorazioni nel nuovo mondo al punto che lo stato del Minnesota, teatro della nostra storia, gli dedicherà una delle maggiori contee dello stato, la contea Beltrami appunto, ma anche una città nella Contea di Polk e un quartiere a Minneapolis. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo le tappe della sua mirabolante vita.

Beltrami nasce a Bergamo nel 1779. Figlio di una agiata famiglia borghese, suo padre Giovanni Battista è un doganiere generale della Repubblica veneta a Bergamo, studia giurisprudenza sino all’arrivo nel 1797 di Napoleone Bonaparte. Il generale francese sbaraglia gli eserciti avversari e sconvolge il quadro politico e militare del tempo. È proprio di quell’anno il Trattato di Campoformio che segna la fine della Repubblica di Venezia. Beltrami è affascinato dagli ideali napoleonici tanto da arruolarsi nell’esercito della Repubblica Cisalpina. Una scelta, quella di abbracciare gli ideali napoleonici, che gli procurerà non poche grane come vedremo più avanti.

Alla carriera militare preferisce quella civile diventando cancelliere nell’amministrazione di giustizia a Parma e a Udine, quindi giudice a Macerata, dopo l’annessione della Marca al Regno d’Italia. Distintosi in questa carica, viene insignito della medaglia d’oro istituita da Napoleone. Durante il suo soggiorno a Macerata conosce una donna che cambierà la sua vita: Giulia de Medici, una nobildonna fiorentina sposata con il conte Spada. Beltrami se ne innamora e nasce così una storia segreta tra i due.

Nel 1812 si reca a Firenze per un periodo di riposo. Qui decide di frequentare il salotto letterario della contessa d’Albany, un posto frequentato da nomi illustri tra cui, per citarne alcuni, Antonio Canova e Ugo Foscolo, quest’ultimo affascinato anche lui da Napoleone tanto da arruolarsi nell’esercito e dedicare al generale francese un’ode dal titolo: “A Bonaparte liberatore”. Nel salotto letterario ritrova anche la sua amata Giulia de Medici.

Come anticipato, le sue simpatie per Napoleone gli costano caro. Il 18 giugno 1815, l’esercito francese di Napoleone viene sconfitto a Waterloo. Questo evento segna la fine della carriera del nostro protagonista e l’inizio dei suoi problemi. Abbandonata la magistratura, si ritira nella sua villa di Filottrano, un piccolo comune in provincia di Ancona. A pochi chilometri di distanza dalla sua dimora vive proprio l’amata Giulia. La loro storia d’amore incontra diversi ostacoli. Il suo passato bonapartista, l’aver aderito alla massoneria e alla carboneria e il suo fermo patriottismo lo rendono inviso alla società del tempo. La fine di Napoleone segna anche il ritorno delle Marche sotto il controllo delle autorità pontificie che non vedono l’ora di sbattere in galera Beltrami. Viene accusato di aver fatto parte del moto carbonaro di Macerata del 1817. Scappato in esilio a Firenze aspetta che tutte le accuse su di lui cadano. Il processo a suo carico ha inizio a Roma nel 1818 e le accuse sono di non avere religione e di appartenere alla massoneria. Viene prosciolto ed evita la prigione solo grazie all’aiuto del cardinale Consalvi.

Il 1820 è un anno di svolta nella sua vita. Ai grandi eventi della storia, se ne aggiunge uno che lo sconvolge. All’età di 39 anni la sua amata Giulia de’ Medici-Spada muore. Beltrami, entrato a far parte nel frattempo dell’Accademia dell’Arcadia, le dedica una poesia sotto il nome di Alcandro Grineo. Triste per la morte della sua amata ed insoddisfatto della situazione politica italiana decide di abbandonare tutto e iniziare una serie di viaggi in giro per l’Europa. È il 1° ottobre 1821 quando Beltrami lascia l’Italia e inizia la sua peregrinazione che lo porterà in Francia, Germania, Belgio ed infine, nel luglio 1822, in Inghilterra. Fermatosi a Londra per qualche mese decide di spingersi ancora più lontano. Il 3 novembre 1822 si imbarca a Liverpool con un biglietto per gli Stati Uniti d’America. Arriverà a Filadelfia il 21 gennaio 1823.

Gli Stati Uniti d’America del tempo dobbiamo immaginarli come grandi distese ancora inesplorate, ricche di risorse e popolate da tribù locali. Per chi è animato da uno spirito di avventura rappresentano un posto ideale. E Beltrami, stanco della vita europea, si getta a capofitto nella sua nuova vita da esploratore.

Una volta Filadelfia entra a far parte della massoneria locale e conosce il quinto presidente degli Stati Uniti d’America James Monroe, anche lui iniziato alla massoneria all’età di 17 anni. Si aggrega alla spedizione nel marzo del 1823 capitanata dal noto esploratore William Clark. Obiettivo: una ricognizione a bordo del vascello “Virginia” lungo il corso superiore del Mississippi, una regione poco conosciuta e ancora inesplorata.

Beltrami segue la spedizione sino alla stazione commerciale di Fort Saint Anthony (oggi Fort Snelling) posizionata alla confluenza del fiume con il Minnesota. Qui Beltrami mostra il suo lato di antropologo e naturalista entrando in contatto con i nativi studiandone usi, costumi e idioma. Il 7 luglio 1823 si unisce alla spedizione del cartografo Stephen Long diretta verso le regioni al confine con il Canada inglese. Durante questa seconda spedizione, Beltrami ha un’idea. Studiando le carte decide di trovare le sorgenti del Mississippi lungo il suo ramo settentrionale. Il 9 agosto saluta i suoi compagni e con tre guide indiane risale in canoa il Red River, uno degli affluenti del Mississippi. Riesce a raggiungere il territorio Sioux ma proprio lì i suoi compagni lo derubano e abbandonano. Immaginatevi la situazione: un uomo solo, in mezzo ai boschi, nel 1823, che deve trovare la strada per tornare vivo a casa. Tra lupi, orsi, luoghi sconosciuti ed abitati da tribù a detta di tutti ostili e selvagge. Con sé ha solo un ombrello rosso, alcuni taccuini dove annota pensieri e osservazioni e tanta fame. L’ho immaginato come Leonardo DiCaprio nel film The Revenant. E a leggere le testimonianze del tempo sembra che la realtà non si sia discostata molto dalla finzione cinematografica.

Il 15 agosto terrorizzato e stremato giunge sulle rive del Red Lake dove a trovarlo è una tribù indianache lo accoglie e gli dà da mangiare. Proprio una di quelle tribù considerata ostile e selvaggia. In realtà tra la tribù e Beltrami si crea un ottimo rapporto e l’esploratore ha la possibilità nuovamente di mettere in opera le sue qualità di antropologo e studioso. Una volta rimessosi in sesto decide caparbiamente di continuare il suo viaggio a Nord. Il 31 agosto intravede un lago senza emissari che alimenta due ruscelli. Si convince che il più piccolo tra i due sia proprio la fonte del grande fiume Mississippi. In realtà, a posteriori, sappiamo che erano solo le sue sorgenti settentrionali. Avendo scoperto il lago, com’era consuetudine, decide di dargli un nome. La sua forma ricorda vagamente quella di un cuore (se lo cercate su Maps con molta immaginazione ricorda sì un cuore). Quale nome migliore se non la sua perduta amata Giulia. È così quel lago prende il nome di Julia Lake.

Scoperte le sorgenti del grande fiume, inizia la sua discesa verso sud seguendo ancora il suo corso. Il 30 settembre eccolo di ritorno alla stazione commerciale di Fort Saint Anthony. Vestito di pelli con un cappello fatto di corteccia d’albero e il suo ombrello rosso. I presenti credono di vedere un fantasma perché tutti quelli che lo conoscevano lo avevano già dato per morto. Impossibile attraversare 1500 chilometri in terre sconosciute. Arriva alla stazione con armi, strumenti musicali, giochi, oggetti rituali collezionati durante i suoi soggiorni presso le tribù indiane. Continua la sua discesa verso New Orleans dove si ferma per un anno per redigere il primo vocabolario inglese-lingua Sioux (ancora oggi ristampato negli Stati Uniti d’America) e la relazione del suo viaggio. Il libro desta subito scalpore e polemiche perché contraddice le conclusioni della spedizione ufficiale dello stato americano che fissava le sorgenti del fiume nel lago Itasca.

Non pago delle sue scoperte, Beltrami decide di lasciare gli Stati Uniti d’America e spostarsi a sud. Il 1° giugno 1824 si dirige in Messico. L’interesse per l’idrografia non cessa e scopre le sorgenti del Rio Panuco. Durante le sue esplorazioni rinviene un oggetto raro: un evangeliario in lingua azteca del 1532 redatto su foglie di agave dal missionario francescano Bernardino da Sahagun.

Tornato a Filadelfia nel maggio 1825 nell’estate dell’anno seguente si reca ad Haiti, da poco resasi indipendente dalla Francia. Raccoglie importanti documenti sulla storia dell’isola e una volta di ritorno negli Stati Uniti vorrebbe scrivere un libro su Haiti dal titolo “La Repubblica nera” ma vi rinuncia. Forse pago delle sue esplorazioni decide di tornare in Europa.

Nel 1828 è accolto nel vecchio continente dalle principali società scientifiche e geografiche del tempo. A Londra diviene membro della Medico-Botanical Society mentre a Parigi entra a far parte dell’Institut de France. Qui pubblica alcune delle sue opere, tra cui la traduzione del suo primo resoconto di viaggio dal titolo “Pilgrimage in Europe and America” dove rivendica di aver scoperto le vere sorgenti del Mississippi. In realtà sappiamo che solo nel 1863 il governo statunitense risolse la controversia stabilendo l’esatta posizione delle differenti sorgenti.

Nel 1837 torna a vivere a Filottrano. Passa i suoi ultimi anni di vita in ritiro come fra Giacomo dedicandosi ad opere di carità cristiana. Nel frattempo, la polizia austriaca e le autorità papali ordinano di mettere al bando i suoi libri. Muore a 76 anni il 6 gennaio 1855. Consegna tutta la sua collezione frutto dei suoi viaggi al suo unico fratello.

In effetti la sua figura cade nell’oblio. La sua collezione integrale, infatti, fu esposta per la prima volta a Firenze solo nel 1929. Per chi volesse ammirare i cimeli della sua collezione può visitare il Museo Beltrami a Filottrano.

C’è un ultimo episodio da raccontare sul protagonista. Nel 1826 esce il romanzo d’avventura “L’ultimo dei Mohicani” di James Fenimore Cooper. Sappiamo che Beltrami lo lesse ed accusò l’autore di plagio. Secondo lui Fenimore aveva attinto a piene mani dal suo libro sulla scoperta delle sorgenti del Mississippi e le descrizioni dei luoghi contenute nel libro non erano frutto di una testimonianza diretta. Cooper in pratica non ha visto con i suoi occhi i luoghi descritti nel suo libro ma ha preso ispirazione dal libro di Beltrami. Solo l’ennesima querelle che ha contraddistinto la vita avventurosa e straordinaria di Beltrami.

Siamo giunti al termine di questo episodio. Per realizzarlo è stato fondamentale il libro di Marco Valle dal titolo “Viaggiatori straordinari” edito da Neri Pozza. Un libro che vi consiglio se avete voglia di conoscere altre storie incredibili di viaggiatori ed esploratori. Sul sito di In cerca di storie trovate la trascrizione dell’episodio e le fonti.

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Vi ringrazio per l’attenzione e vi do appuntamento al prossimo episodio. Ciao!

Fonti per questo episodio:

  • “Viaggiatori straordinari” di Marco Valle – Neri Pozza
  • BELTRAMI, Giacomo Costantino di Romain Rainero – Dizionario Biografico degli Italiani Volume 8 (1966) – TRECCANI

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