Sì, lo ammetto, magari il titolo è un po’ strano ma è davvero quello che è successo. Vi spiego meglio.
Ero a Firenze, in vacanza, e passeggiando dall’hotel verso il centro (ero diretto verso la Cattedrale di Santa Maria del Fiore) mi imbatto in un cimitero. Rimango sorpreso perché non capita spesso di trovarne uno in città (sarà per l’editto di Saint Cloud del 1804 di Napoleone?). Decido di entrare a visitarlo. Dimenticavo, avevo controllato cosa fosse prima di entrare e Google me lo presenta come “Il cimitero degli inglesi. Con statue terrificanti e tombe in marmo decorate”. Quel “terrificanti” non mi ha fatto dubitare due volte.
In effetti, come si legge sulla targa posta all’entrata, è un cimitero inglese, anche svizzero tra parentesi (le parentesi non le ho messe io, è proprio così indicato nella targa come potete vedere in foto). Qui sono sepolti, si legge, la poetessa inglese Elizabeth Barrett Browning, i poeti Arthur Hugh Clough e Walter Savage Landor, e il predicatore e pastore protestante americano Theodore Parker.
Il cimitero risale al 1827 e fu costruito perché a quel tempo i non cattolici e non ebrei che morivano a Firenze potevano essere sepolti solo a Livorno. Nasce dunque come luogo di sepoltura internazionale. Era noto come “Il cimitero protestante di Porta a’ Pinti” perché si trovava vicino a Porta a Pinti, uno degli antichi varchi nelle mura di Firenze. Ha assunto il nome di “Cimitero degli inglesi” perché la maggior parte delle tombe appartiene a cittadini inglesi (circa 760). Inizialmente si trovava fuori dalle mura cittadine e fu costruito su un terreno acquistato dalla Chiesa Evangelica Riformata Svizzera. Nel corso dei secoli è stato ampliato ed attorno si è sviluppata la città che lo ha inglobato.
Il suo essere circondato da strade gli ha dato spesso l’appellativo di “isola dei morti” ed è stato fonte di ispirazione per il pittore svizzero Arnold Böcklin per il suo quadro più famoso noto appunto con il nome di “L’isola dei morti”. Un quadro che sembra stregò Freud, Lenin e Adolf Hitler. Quest’ultimo in visita a Firenze volle visitare il cimitero per capire da dove nascesse l’ispirazione del pittore svizzero. Böcklin era molto legato a questo cimitero in quanto ospitava le spoglie della sua piccola figlia.
Passeggiando tra le tombe scopro che è ancora utilizzato come luogo di sepoltura e che qui è sepolto anche Giovan Pietro Vieusseux che mi riporta alla memoria il Gabinetto scientifico letterario da lui aperto proprio a Firenze nel 1820 (reminiscenze del liceo). Oltre alla colonna posta al centro del cimitero ed eretta nel 1858 come offerta di Federico Guglielmo IV di Prussia mi soffermo su alcune statue che più che terrificanti definirei affascinanti. E casualmente mi imbatto in una lapide che recita: “Beatrice Shakespeare e Claude Shakespeare Clench ultimi discendenti di William Shakespeare”. Come scritto nel titolo: ho trovato gli ultimi discendenti di William Shakespeare. Per caso. In un cimitero.









