Firenze e l’alluvione del 4 novembre 1966

Durante la mia visita a Firenze ho visitato due mostre: una allestita all’interno di Villa Bardini dedicata alla fotografa Lisetta Carmi e l’altra all’interno dell’Accademia dei Georgofili. Ad accomunarle le testimonianze di quel tragico 4 novembre 1966, quando l’esondazione dell’Arno causò la morte di 35 persone (17 a Firenze, 18 in provincia) e danni irreparabili ad oggetti ed opere d’arte.

Passeggiando per Firenze si possono notare le targhe che ricordano il livello raggiunto dall’acqua durante le alluvioni. Sì, va usato il plurale perché il capoluogo fiorentino è stato teatro, purtroppo, di diverse esondazioni. Dalla più antica datata 1177 che distrusse il Ponte Vecchio a quella del 1966 dove esondarono più di 70 milioni di metri cubi di acqua.

Attraverso articoli e foto ho rivissuto cosa accadde quel 4 novembre del 1966. Sono passati 57 anni, eppure, i segni della furia dell’acqua sono ancora visibili. Basti pensare alle centinaia di migliaia di opere d’arte distrutte o rovinate irrimediabilmente. Tra queste, ho visto il Crocifisso di Cimabue conservato nella Basilica di Santa Croce. Oppure, nel Cenacolo della stessa Santa Croce, al lato del dipinto di Giorgio Vasari dell’ultima cena si nota un cartello che mostra i livelli dell’acqua durante le diverse alluvioni. Una targa in via dei Neri ricorda il punto più alto raggiunto dalla piena nel 1966: 4 metri e 92 centimetri.

I numeri sono impressionanti: oltre 20mila le macchine trascinate via; quasi 20mila le famiglie alluvionate e 4mila quelle rimaste senza casa; 600mila le tonnellate di fango rilasciate dall’Arno durante la sua ritirata del 6 novembre 1966.

L’acqua entrò dappertutto. Dentro Palazzo Vecchio, nel Duomo, nel Battistero, travolse le botteghe degli orafi sul Ponte Vecchio e i negozi in città. I manichini, trascinati dalla corrente, sembravano tanti cadaveri che galleggiavano. Le carogne delle vacche costellavano le campagne. Uno scenario apocalittico.

Era il 1966 e a causa dell’assenza di una rete di monitoraggio l’esondazione dell’Arno non venne preannunciata e i cittadini furono colti di sorpresa.

In quel momento tragico si attivò la macchina della solidarietà e da tutta Italia, Europa e Stati Uniti, confluirono a Firenze volontari che aiutarono a spalare il fango e recuperare libri, dipinti ed opere d’arte. Quei volontari furono chiamati “angeli del fango” e furono elogiati in una serie di articoli sul Corriere della Sera da Giovanni Grazzini al quale indebitamente, come ha affermato suo figlio, è stata attribuita la paternità di quella locuzione.

L’elenco ufficiale delle vittime, a 57 anni di distanza continua ad aggiornarsi. È del 27 ottobre 2023 la notizia dell’inserimento tra le vittime ufficiali dell’alluvione di Mario Maggi, operaio edile di Castel San Niccolò (Arezzo), morto a 44 anni nel camion travolto da una frana. Cronologicamente fu la prima vittima ufficiale dell’alluvione.

In questo breve video ho riassunto un po’ di dati sull’alluvione del 1966. Le immagini sono tratte dalla mostra fotografica dedicata a Lisetta Carmi e da quella allestita all’interno dell’Accademia dei Georgofili.

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