Ep. 33 / Giulio Gavotti e il primo bombardamento aereo della storia

Nome: Giulio Gavotti. Quando: 1° novembre 1911. Dove: Libia. Motivo: è stato il primo. I dati che vi sto leggendo provengono dalla scheda contenuta sul sito del Guinnes World Records. Ma perché questo italiano detiene un record mondiale? Perché, come si legge nella descrizione, fu il primo uomo a lanciare delle bombe da un aereo. Ora vi racconto del primo raid aereo della storia.

Benvenuti a tutti, sono Stefano Frau e questo è In cerca di Storie, il podcast che va alla ricerca di storie o personaggi dimenticati o poco conosciuti.

In questo episodio vi parlo di un italiano e di un primato mondiale. Un italiano che avrebbe cambiato per sempre il corso della storia aprendo nuove strade durante i combattimenti in guerra. La morte non arrivava più solo per terra e per mare. Da quel momento cadrà anche dal cielo.

Prima di raccontarvi cosa accadde in quel novembre del 1911 bisogna andare indietro di qualche anno. Precisamente di otto anni, al 17 dicembre 1903. Un’altra data che ha fatto la storia perché è il giorno in cui i due fratelli statunitensi Wilbur e Orville Wright, a Kitty Hawk in North Carolina, realizzano con il loro Flyer il primo volo controllato della storia.

Siamo agli albori dell’aviazione e gli aerei sono oggetti rudimentali con una struttura in legno rinforzata con cavi metallici e rivestita di tela verniciata. Il sedile del pilota, di solito in vimini, si trova sopra il serbatoio del carburante. Gli aerei raggiungono a stento i 100 km/h e un’altitudine massima approssimativa di 3mila metri. L’autonomia è intorno alle 4 ore. Niente freni o ammortizzatori.

Chi decide di diventare pilota lo fa a suo rischio e pericolo. La sicurezza è precaria. Gli incidenti sono infatti la norma. Si stima che la sola Germania, durante i quattro anni della Grande Guerra, perse circa 1.800 aviatori in incidenti avvenuti durante i voli di addestramento.

Proprio a causa della loro precarietà e delle tante incertezze vengono fin da subito utilizzati durante i conflitti bellici ma hanno un ruolo marginale. Quando si riusciva a farne partire uno, lo si utilizzava principalmente per ricognizione. Poteva, infatti, raccogliere informazioni sul posizionamento delle truppe nemiche e passarle alla cavalleria o fanteria.

Nonostante gli evidenti problemi che caratterizzavano questi mezzi, tutti ne fiutarono il grande potenziale in guerra e la deriva che tale strumento avrebbe preso durante gli anni. Qualche anno prima, il 29 luglio 1899, durante la prima conferenza di pace tenutasi nella cittadina olandese de L’Aja, le 26 potenze partecipanti (tra cui l’Italia) si impegnarono a vietare, per un periodo di cinque anni, il “lancio di proiettili ed esplosivi da palloni aerostatici, o con altri nuovi metodi di natura simile”.   

Di bombardamenti con palloni aerostatici l’Italia ne sapeva qualcosa. In particolare, Venezia. Il 2 luglio 1849 gli austriaci sferrarono un tentativo di bombardamento aereo utilizzando piccoli palloni aerostatici. La missione fu progettata fin nei minimi dettagli dagli assedianti e anche dagli assediati che studiarono i modi per intercettare quella minaccia. Per fortuna, però, quel tentativo naufragò miseramente ma già si intravedevano i grandi benefici di un attacco aereo.

Fatte queste premesse possiamo passare al protagonista della nostra storia.

Giulio Gavotti nasce a Genova il 17 ottobre 1882. Qui studia ingegneria e il suo primo campo di azione non è l’aria bensì il mare. Nel novembre 1897 fonda la “Compagnia Ligure Brasiliana – Società di Navigazione” per gestire un collegamento transatlantico tra Genova e gli scali brasiliani.

A 28 anni la svolta. Sul campo romano di Centocelle frequenta un corso di pilotaggio conseguendo il brevetto di conduttore di pallone sferico e quello di aviatore. È il 1910.

Un anno dopo può mettere già in mostra le sue abilità di aviatore durante la guerra italo-turca. Il conflitto vede l’allora Regno d’Italia attaccare l’Impero ottomano per il possesso delle regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica. Il conflitto dura dal 29 settembre 1911 al 18 ottobre 1912.

Ed è proprio in Libia che Gavotti fa la storia. Viene inviato a Tripoli e si aggrega al Corpo di spedizione che fa capo al generale Carlo Caneva. Il 23 ottobre 1911, durante la sanguinosa battaglia di Sciara-Sciat, a bordo del suo aereo svolge un compito di ricognizione lanciando sulle truppe italiane alcuni bussolotti contenenti messaggi con la posizione dei nemici. In questo modo il comando italiano può aggiustare il tiro dei cannoni.

Nel novembre 1911 riceve un incarico particolare. I dettagli di quella missione provengono dalle lettere scritte dal tenente Giulio Gavotti ed inviate al padre. Le lettere sono state donate da suo nipote Paolo de Vecchi e pubblicate dalla BBC. Si legge: “Oggi sono arrivate due scatole piene di bombe. Dovremmo lanciarle dai nostri aerei. È molto strano che nessuno di noi sia stato informato di ciò e che non abbiamo ricevuto alcuna istruzione dai nostri superiori. Quindi imbarchiamo le bombe con la massima precauzione. È la prima volta che lo proviamo e, se ci riuscirò, sarò davvero felice di essere la prima persona a farlo”.

Parole che trasmettono entusiasmo ma anche preoccupazione. Si tratta di qualcosa mai fatto prima. Può consegnarlo alla storia ma anche costargli la vita.

Ha ricevuto l’ordine di attaccare l’oasi di Ain Zara dove sono concentrate truppe turche e alleati arabi. Gavotti aspetta che il cielo diventi sereno per dirigersi con il suo Etrich Taube, un monoplano monomotore che ricorda per la sua forma un uccello (Taube in tedesco significa “colombo”). Dispone le bombe in modo meticoloso come leggiamo sempre dalle sue lettere: “Vicino al seggiolino ho inchiodato una cassettina di cuoio; la fascio internamente di ovatta e vi adagio sopra le bombe con precauzione. Queste bombette sono sferiche e pesano circa un chilo e mezzo. Nella cassetta ne ho tre; l’altra la metto nella tasca della giubba di cuoio. In un’altra tasca ho una piccola scatoletta di cartone con entro quattro detonatori al fulminato di mercurio. Parto felicemente e mi dirigo subito verso il mare”.

Con il suo carico si dirige sull’oasi che si trova ad est di Tripoli. Una volta lì descrive quanto accaduto: “Quando ho raggiunto 700 metri mi dirigo verso l’interno. Oltrepasso la linea dei nostri avamposti situata sul limitare dell’oasi e mi inoltro sul deserto in direzione di Ain Zara. […] Con una mano tengo il volante, coll’altra sciolgo il correggiolo che tien chiuso il coperchio della scatola; estraggo una bomba e la poso sulle ginocchia. Cambio mano al volante e con quella libera estraggo un detonatore dalla scatoletta e lo metto in bocca. Richiudo la scatoletta; metto il detonatore nella bomba e guardo abbasso. Sono pronto. Circa un chilometro mi separa dall’oasi. […] Vedo due accampamenti vicino a una casa quadrata bianca uno di circa 200 uomini e l’altro di circa 50. Poco prima di esservi sopra afferro la bomba colla mano destra; coi denti strappo la chiavetta di sicurezza e butto la bomba fuori dall’ala. Riesco a seguirla coll’occhio per pochi secondi poi scompare. Dopo un momento vedo proprio in mezzo al piccolo attendamento una nuvoletta scura. Ripasso parecchie volte e lancio altre due bombe di cui però non riesco a constatare l’effetto. Me ne rimane una ancora che lancio più tardi sull’oasi stessa di Tripoli. Scendo molto contento del risultato ottenuto. Vado subito alla divisione a riferire e poi dal Governatore gen. Caneva”.

Di per sé quell’attacco non arrecherà molti danni al nemico, ma segna un punto di svolta. L’eco della sua impresa fa il giro del mondo. Gabriele D’Annunzio, uno che amava le imprese e che di lì a qualche anno ne avrebbe compiuta un’altra, quella di Fiume, rimane folgorato da Gavotti tanto da includerlo nel suo libro di poesie “Merope. Canti della guerra d’Oltremare”. Leggiamo: “S’ode nel cielo un sibilo di frombe. / Passa nel cielo un pallido avvoltoio. / Giulio Gavotti porta le sue bombe”. C’è un verso del Vate emblematico: “Anche la morte or ha le sue sementi”.

Potremmo dire che in Libia l’aereo assume finalmente un ruolo operativo che si consoliderà durante il primo conflitto mondiale. Pensiamo agli assi dell’aviazione come Silvio Scaroni e Francesco Baracca che si distinguono nei combattimenti aerei o allo stesso D’Annunzio che, fiutando la potenzialità del mezzo, utilizzerà una squadriglia di aerei per sorvolare Vienna il 9 agosto 1918 e scaricare circa 350.000 manifesti tricolore scritti in italiano e tedesco. L’idea non sortisce la resa immediata ma l’impatto psicologico è forte.

Ma cosa ne fu di Gavotti? Di lui si perdono un po’ le tracce. Grazie alle sue gesta in Libia riceve la medaglia d’argento al valore militare. Nel 1912 rientra in patria e viene posto in congedo. Da allora per lui una carriera militare e vari ruoli come dirigente o istruttore. Durante la Grande Guerra svolge il ruolo di istruttore e collaudatore presso il Battaglione Aviatori di stanza a Torino. Muore a 57 anni nell’ottobre del 1939. Otto mesi prima dell’entrata nella Seconda guerra mondiale dell’Italia.

Le fonti su di lui non sono molte. Se si cerca il suo nome in rete ci si imbatte spesso in una sua foto: lo vediamo seduto su un biplano nel 1910 a Roma. Cappello, barba scura e sguardo fisso verso l’obiettivo. Non sa che di lì a un anno avrebbe compiuto un’impresa cambiando per sempre la storia.

Siamo arrivati al termine di questo episodio. Sul sito di In cerca di storie trovate la trascrizione dell’episodio e le fonti.

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Vi ringrazio per l’attenzione e vi do appuntamento al prossimo episodio. Ciao!

Fonti per questo episodio

First aerial bombardment by aeroplane – https://www.guinnessworldrecords.com/world-records/first-aerial-bombardment-by-aeroplane

L’aviatore che inventò il bombardamento aereo di Alberto Rosselli – https://www.ilgiornale.it/news/l-aviatore-che-invent-bombardamento-aereo.html

“LA GRANDE ASPETTATIVA DEI BOLOGNESI PER IL SORVOLO SULLA CITTÀ. Il pilota Gavotti protagonista indiscusso di primati” di Carlo de Angelis in ‘La Torre della Magione’, Anno XLVII – N.3 Quadrimestrale Settembre-Dicembre 2020. In collaborazione con il Comitato per Bologna Storica e Artistica. https://www.storiaememoriadibologna.it/il-raid-aereo-di-bologna-2389-evento

Laws of War: Declaration on the Launching of Projectiles and Explosives from Balloons; July 29, 1899 – https://avalon.law.yale.edu/19th_century/dec99-01.asp

Gli assi dell’aviazione di Juan Vázquez García – National Geographic – https://www.storicang.it/a/gli-assi-dellaviazione_14622

Paris, M. (1991). The First Air Wars – North Africa and the Balkans, 1911-13. Journal of Contemporary History, 26(1), 97–109. http://www.jstor.org/stable/260632

Libya 1911: How an Italian pilot began the air war era di Alan Johnston – BBC News – https://www.bbc.com/news/world-europe-13294524

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