Italia. Estate del 1943. È un’estate calda non tanto per il clima quanto per il nuovo capitolo della Seconda guerra mondiale che vede protagonista il Bel Paese spaccato a metà. Nel luglio di quell’anno gli Alleati sono sbarcati in Sicilia e, lentamente, provano a liberare l’Italia. Il passaggio e la conseguente occupazione alleata sono testimoniati dall’apparizione di una banconota. Sono Lire come la valuta nazionale ma presentano una dicitura in inglese che recita: “Issued in Italy” (“Emessa in Italia”). Si tratta delle Am-Lire e questa è la loro storia.
Benvenuti a tutti, sono Stefano Frau e questo è In cerca di Storie, il podcast che va alla ricerca di storie o personaggi dimenticati o poco conosciuti.
La storia di quest’oggi ha per protagonista una banconota apparsa in Italia durante la Seconda guerra mondiale. La sua origine ha inizio un anno prima dello sbarco degli Alleati.
Gli Alleati pianificano di aprire un nuovo fronte in Europa per impegnare la Germania nazista e alleggerire la pressione sul fronte orientale. Il piano segreto per lo sbarco in Italia prevede l’emissione di una banconota ad hoc da distribuire sui territori occupati. Nel marzo del 1943 la bozza delle banconote che appariranno in Italia è già pronta e stampata ma non presenta la dicitura del paese dove sarà distribuita, questo per evitare che il piano segreto di invasione possa essere scoperto.
L’Allied Military Government of Occupied Territories (abbreviato come AM-GOT), l’organo militare designato all’amministrazione dei territori occupati dagli Alleati durante la Seconda guerra mondiale, mette in circolazione questa nuova moneta, le AM-Lire appunto, in Sicilia appena un mese dopo l’invasione.
La prima emissione, denominata “Serie 1943”, viene stampata negli USA dalla tipografia Bureau of Engraving and Printing (B.E.P.) e dalla Forben Lithograph Corporation (F.L.C.) e reca l’indicazione “Issued in Italy”. È costituita da biglietti da 1, 2, 5, 10, 50, 100, 500 e 1.000 lire. Ne vengono stampate per un controvalore di 15 miliardi di lire.
Nei territori occupati, va detto, non era una novità trovare banconote straniere, specialmente dollari e sterline. I dollari, ad esempio, per evitare che potessero cadere nelle mani dei nemici, erano marchiati con un sigillo giallo in modo da poterli riconoscere e dichiarare fuori corso all’occorrenza. Una modalità già sperimentata dagli Alleati in Nord Africa. La creazione di queste banconote nasceva dall’esigenza di assicurare la disponibilità monetaria a occupanti e occupati. Molte delle spese durante gli anni di guerra, pensiamo agli stipendi dei lavoratori statali, furono coperti proprio con queste risorse.
Il 24 settembre 1943 vengono pubblicate le norme relative alla circolazione ed al cambio della Am-Lira, che fissavano per le banconote emesse dagli Alleati un corso alla pari con la lira italiana. Il cambio della nuova moneta viene fissato pari a 100 lire per un dollaro e a 400 per una sterlina. Il cambio preesistente era di 19 lire per dollaro e 90 per sterlina. Questa sopravvalutazione dei cambi unita alla massiccia diffusione della nuova banconota porta inevitabilmente ad incrementare l’inflazione e mettere in crisi ancora di più la già debole economia italiana.
La diffusione di una nuova cartamoneta accende l’ingegno dei falsari che notano come le prime AM-Lire non presentano il loro valore in lettere ma solo in numeri. È dunque molto facile trasformare una banconota da 100 in 1.000 lire. Il Governo americano decide allora di immettere una seconda serie, denominata “Serie 1943A”, che compare in Italia nei primi mesi del 1944 e che presenta il valore in lettere sia in italiano che in inglese. Si decide di non stampare i tagli piccoli, da 1 e 2 lire, per il basso potere d’acquisto. Sul dorso presentano le quattro libertà sancite dalla costituzione USA e divenute famose durante il discorso pronunciato dal presidente Roosevelt il 6 gennaio 1941 e passato alla storia come “Four Freedoms speech”. Queste sono: la libertà di parola, di religione, la libertà dal bisogno e dalla paura. Questa seconda ondata ha un valore complessivo di oltre 155 miliardi di lire, importo superiore all’intero ammontare delle emissioni della Banca d’Italia. Non occorre una laurea in Economia per capire come questo piccolo dettaglio, unito al concomitante deprezzamento della lira, accelerò ancora di più la spirale inflazionistica.
Ricordate i dollari con il timbro giallo? Cercando online sul sito della Gazzetta Ufficiale ci si imbatte nel Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 415 del 30 luglio 1945. L’art.1 recita. “A decorrere dal 31 luglio 1945 cessa, nella parte del territorio nazionale attualmente soggetta alla giurisdizione del Governo italiano, il corso legale della valuta cartacea degli Stati Uniti d’America comunemente chiamata «Dollaro timbro giallo» e della valuta cartacea della Gran Bretagna in sterline, recante l’iscrizione «British Military Authority»”. All’art. 3 si annuncia che dal 1° settembre 1945 sono vietati l’importazione nel territorio dello Stato, la detenzione e il commercio di queste valute. Chi sarà trovato in possesso di esse sarà soggetto ad una pena pecuniaria.
L’accordo del 24 gennaio 1946 tra il Governo italiano e quello Alleato riconobbe alla Banca d’Italia la facoltà di emettere le Am-lire “al fine di unificare detta circolazione con quella della Banca stessa”. Le Am-lire, dunque, non sono più cartamoneta di occupazione. La cessazione del corso legale delle Am-lire avviene il 30 giugno 1950. La loro fine è sancita dalla legge n. 3598 del 28 dicembre 1952 che autorizza il Ministero del Tesoro a rilasciare alla Banca d’Italia Buoni del Tesoro Ordinari per un ammontare corrispondente a quello delle Am-lire ritirate e bruciate in seguito alla Convenzione del 1946.
Si stima, secondo i dati della Banca d’Italia, che dall’agosto 1943 al 31 dicembre 1945 erano in circolazione 102,489 miliardi di Am-lire.
La storia della Am-lire si conclude qui. In realtà ci sarebbe una storia nella storia che vorrei raccontarvi. Sempre durante la Seconda guerra mondiale per contrastare il proliferare delle banconote statunitensi il servizio di propaganda tedesco decide di stampare e distribuire biglietti da un dollaro che recavano sul retro alcuni messaggi di propaganda in italiano. Il più conosciuto recita: “Le promesse americane sono sempre state vane, sono balle belle e buone, sono bolle di sapone…come questa banconota”. Fu così che gli americani li battezzarono i “bubble soap dollars”, i dollari di bolle di sapone.
Siamo arrivati al termine di questo episodio. Questa volta per davvero. Sul sito di In cerca di storie trovate la trascrizione dell’episodio e le fonti.
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Fonti per questo episodio:
- Gazzettaufficiale.it
- La normativa sulla banca d’Italia dalle origini ad oggi – Editori Laterza
- Le foto delle banconote sono tratte da Nomisma Aste numismatiche

