Si stava meglio quando si stava peggio? Helsinki e la statua dello zar Alessandro II

Svetta imperiosa nella piazza del Senato proprio di fronte alla cattedrale di Helsinki. Ritrae lo zar Alessandro II durante il suo discorso tenuto alla Dieta di Finlandia nel 1863. Lo zar indossa l’uniforme del battaglione fucilieri delle guardie finlandesi. Ai lati quattro statue raffiguranti quattro virtù: la legge, il lavoro, la pace e la luce. Fu svelata al pubblico il 29 aprile del 1894. Quel giorno, ad assistere all’evento, c’erano circa 30.000 persone.

In tempi di cancel culture, dove è più facile cancellare la storia invece di studiarla e capirla, mi ha colpito come questa statua raffigurante un dominatore straniero (la Finlandia ottenne l’indipendenza dalla Russia solo il 6 dicembre 1917 dopo oltre sette secoli di dominazione svedese e russa) sia ancora lì e abbia rappresentato per i finlandesi un momento di progresso e libertà.

Sarebbe sbagliato dire che nessuno abbia mai provato a rimuoverla o distruggerla. I movimenti nazionalisti e antirussi nell’ultimo secolo e mezzo hanno tentato in tutti i modi: tra le varie proposte, quella di spostarla in un museo.

Ma la statua dello zar, verosimilmente, divenne proprio un simbolo di relativa autonomia e progresso durante il processo di russificazione della Finlandia (1899-1905, 1908-1917) condotto dallo zar Nicola II, per intenderci l’ultimo imperatore di Russia ucciso nel 1918 insieme alla sua famiglia dai rivoluzionari bolscevichi. Migliaia di fiori venivano lasciati ai piedi della statua come celebrazione dei bei tempi andati. Lo zar Alessandro II, infatti, fu un monarca illuminato che concesse alla Finlandia una autonomia senza precedenti permettendo alla nazione lo sviluppo della sua cultura, lingua e istituzioni.

Il suo operato, seppur progressista e liberale (nel 1861 firmò una legge per l’emancipazione della servitù della gleba), ovviamente aveva luci ed ombre. In Russia non era amato da tutti e divenne nei suoi ultimi anni di vita il bersaglio di numerosi attentati finché Ignatij Grinevickij, rivoluzionario bielorusso, lo uccise con una bomba il 13 marzo 1881.

Si stava meglio quando si stava peggio? Evitando l’errore comune di ridurre tutto a bianco e nero sarebbe più intelligente e costruttivo pensare che quella statua rappresenti e abbia rappresentato un momento storico della Finlandia a prescindere dalle interpretazioni che se ne possono dare. E il fatto che sia ancora lì è una dimostrazione che la storia va preservata, studiata e ricordata invece di cancellarla solo perché non ci piace o non rispecchia più i tempi moderni.

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