“Morire! Morire non conta: si sa che una volta o l’altra la pelle bisognerà rimettercela, no? Ma quello che avvilisce, che demoralizza, che abbatte è di veder morire così, inutilmente, senza scopo. Oh, non si muore per la patria, così; si muore per l’imbecillità di certi ordini e la vigliaccheria di certi comandanti. E quello che è che avvenuto nel mio reggimento, per me, è avvenuto per tutti, perché tutti raccontano le stesse cose: e forse nessuno sarà a raccontarle poi, quando si potrà”.
“Trincee. Confidenze di un fante” di Carlo Salsa
Per fortuna in questo caso chi ha vissuto in prima persona gli orrori della Prima guerra mondiale è sopravvissuto ed ha avuto il coraggio di raccontare. Più che mai attuale, leggere il libro “Trincee. Confidenze di un fante” di Carlo Salsa (edito da Mursia) ci mostra come la guerra sia l’extrema ratio da evitare a tutti i costi. Perché a perdere la vita sul campo di battaglia non sono mai gli artefici e i promotori della guerra, ma persone comuni costrette dalla Storia a prendere un’arma e uccidere. Nemici, amici, nel vortice della guerra tutto si mischia e viene annientato.
In questo diario di guerra del fante Salsa, che fu inviato a combattere sul Carso nel 1915, emerge l’assurdità di certi attacchi pianificati da alti ufficiali che non erano mai stati in prima linea e che si divertivano sulle mappe a muovere soldatini e figure come se giocassero a Risiko. Con una ennesima guerra in corso, ritroviamo esattamente le stesse logiche. Al fronte non ci vanno artefici e promotori della guerra. Immergersi nelle pagine di un libro che racconta la guerra ci mette di fronte alla realtà nuda e cruda, affinando la nostra sensibilità e spronandoci a non ripetere gli errori del passato.
*la foto di copertina l’ho scattata al Sacrario Militare dei ‘Caduti d’Oltremare’ di Bari