Nelle sale del Palazzo dell’Archiginnasio di Bologna

È da quando ho pubblicato l’episodio sulla storia di Gaspare Tagliacozzi che sognavo di visitare il teatro anatomico di Bologna. Si trova all’interno del palazzo dell’Archiginnasio e deve il suo nome alla sua forma caratteristica. Lo “spettacolo”, se così possiamo chiamarlo, erano le lezioni di anatomia tenute per gli studenti della facoltà di Medicina. Secondo le cronache qui si svolgeva anche una cerimonia aperta al pubblico, che si teneva tra la festa di S. Antonio Abate (17 gennaio) e la fine del carnevale. Non era insolito dunque poter vedere persone in maschera, o forestieri, tra il pubblico.

La sala fu progettata nel 1637 dall’architetto bolognese Antonio Paolucci detto il Levanti. Costruita in legno d’abete, fu decorata in modo meticoloso. Una volta entrati, infatti, si rimane estasiati. Ci sono due ordini di statue: il primo raffigurante dodici celebri medici (si va da Ippocrate e Galeno fino a Tagliacozzi); il secondo, venti dei più famosi anatomisti dello Studio bolognese.   

Ed era proprio in questa sala, immaginiamola gremita di studenti e medici, che il docente di anatomia, seduto alla sua cattedra, leggeva dai testi classici i passi che si riferivano all’operazione. Un incisore eseguiva le dissezioni e il pezzo anatomico asportato veniva mostrato ai presenti. I cadaveri spesso provenivano dal tribunale criminale del Torrone ed erano i corpi dei giustiziati.

La cattedra del docente (o del lettore) svetta sulla sala e si distingue per le due statue dette “Spellati”, scolpite nel 1734. Sopra al baldacchino una figura femminile, allegoria dell’Anatomia, riceve da un putto alato un femore.    

Basta poi alzare lo sguardo e lo spettacolo di decorazioni e particolari continua. Il soffitto a cassettoni, realizzato nel 1645, è decorato con figure simboliche rappresentanti quattordici costellazioni con al centro Apollo, nume protettore della medicina. Una scelta non casuale in quanto era tradizione nell’antichità consultare gli astri prima di procedere alle operazioni chirurgiche.

Quella che visitiamo è una ricostruzione, seppur fedelissima, della sala del XVII sec. Questo perché purtroppo, durante la Seconda guerra mondiale, la sala anatomica subì gravissimi danni nel bombardamento del 29 gennaio 1944. Il Palazzo dell’Archiginnasio fu colpito in pieno dalle bombe degli alleati e la sala fu distrutta. Grazie ad un lavoro meticoloso è stata ricostruita seguendo il disegno originario ed utilizzando le sculture lignee e gli stemmi scampati al bombardamento.

Un segno, seppur sbiadito, di quel terribile 29 gennaio del 1944 è ancora visibile sul lato destro del portale di ingresso del Palazzo. C’è una scritta che recita “OPERA DEI LIBERATORI”. Si tratta di scritte di propaganda fascista contro gli Alleati che furono realizzate sulle macerie degli edifici monumentali. Una scritta ben più visibile la trovate in via Matteotti nei pressi della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù. Di entrambe vi lascio una foto.

All’interno del Palazzo dell’Archiginnasio ho visitato anche la sala dello Stabat Mater. Originariamente era l’aula magna dove si radunavano gli studenti di Legge. Ha assunto questo nome in ricordo della prima esecuzione, tenutasi il 18 marzo 1842, della sequenza liturgica in musica Stabat Mater di Gioacchino Rossini sotto la direzione di Gaetano Donizetti (una targa all’interno della sala ricorda quella sera). Nella sala campeggia il monumento al cardinale legato Fabrizio Savelli (1648) con l’aquila bicipite che rimanda al patrocinio che il cardinale esercitava sulla natio germanica.

Se vi siete persi la storia di Gaspare Tagliacozzi, il padre della chirurgia plastica vi lascio qui il link alla sua storia (clicca qui). Cercando su internet ho trovato su YouTube l’esecuzione dello Stabat Mater tenutasi proprio nella celebre sala. Vi lascio il link al video (clicca qui).

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