Ripley. Netflix. E il Caravaggio rubato

Ho aspettato un po’ (forse anche troppo) a scrivere questo post per non fare nessuno spoiler. Da aprile, su Netflix, è disponibile “Ripley”, una miniserie neo-noir americana (otto episodi in bianco e nero) basata sul celebre romanzo di Patricia Highsmith del 1955 dal titolo “The Talented Mr. Ripley”. Libro che aveva ispirato l’adattamento cinematografico del 1999 dal titolo in Italia “Il talento di Mr. Ripley” con Matt Damon, Jude Law e Gwyneth Paltrow.

Nella serie, ambientata agli inizi degli anni Sessanta del Novecento in Italia, vediamo il protagonista Tom Ripley (interpretato da Andrew Scott) interessarsi all’arte, in particolar modo al genio di Caravaggio. Tra un omicidio e una truffa, trova il tempo per ammirare dal vivo i quadri di Michelangelo Merisi (Caravaggio era uno pseudonimo). Nel settimo episodio intitolato “Un macabro intrattenimento”, durante il suo soggiorno in Sicilia, si reca all’Oratorio di San Lorenzo a Palermo per osservare con i suoi occhi il dipinto della Natività. Rimane estasiato e si toglie il cappello dinanzi a tanta bellezza.

La serie è ambientata tra il 1960 e il 1961. Il dipinto mostrato nell’episodio in realtà è una replica perché il quadro originale non c’è più, sparito, rubato nell’ottobre del 1969.

L’opera di Caravaggio che raffigura la Natività con San Francesco e San Lorenzo rimane in quella chiesa per 369 anni finché la notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 un manipolo di ladri la rimuove dalla sua cornice facendola sparire.

Ancora oggi non è stata ritrovata. Diverse le teorie che si sono intrecciate negli anni sulla sua sorte. Tra tutte, un comune denominatore: la mafia. Nei racconti dei pentiti spunta la tela del Caravaggio e il suo destino cambia di volta in volta. Rocco Benedetto, parroco allora dell’Oratorio di San Lorenzo, dichiarò di aver ricevuto due lettere qualche mese dopo il furto nelle quali i ladri si offrivano disponibili a riconsegnare la tela in cambio di soldi e di una inserzione nel giornale locale (in una di queste lettere era allegato anche un frammento del dipinto).

La trattativa, diretta dal boss Gaetano Badalamenti, non andò mai in porto. Il parroco denunciò l’accaduto al sovrintendente, il quale (non si sa perché) non prese alcun provvedimento. Anzi. Il parroco fu a sua volta indagato come complice dei ladri per poi essere scagionato.

Cosa accadde davvero alla tela? Alcuni dissero che fu sepolta in una cassa nelle campagne di Palermo insieme a dollari americani ed eroina; altri che fu utilizzata come merce di scambio durante la famigerata trattativa Stato-mafia per ottenere una riduzione delle pene per i condannati per reati di mafia. C’è chi sostenne che fu utilizzata come scendiletto dal boss Totò Riina. Secondo altri fu inviata in Svizzera per essere venduta. Tra tutte, la peggiore è che la tela fu distrutta perché nascosta in una stalla e mangiata da topi e maiali. I pochi brandelli rimasti furono bruciati.

“Ripley”, una miniserie noir, un thriller psicologico, una storia inventata. La storia del Caravaggio rubato, invece, supera la fantasia. Eppure, è la triste realtà.

Fonti:

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