Vito Bertoldo: l’eroe che non ti aspetti. L’uomo che da solo rallentò l’avanzata tedesca

Gli eroi di guerra, colpa anche del cinema, siamo abituati ad immaginarli come uomini determinati e muscolosi (stile Rambo) che da soli riescono a sconfiggere un gruppo di nemici. Questa però è la finzione. La realtà, invece, supera l’immaginazione.

Perché l’eroe della nostra storia si discosta anni luce da quell’immagine. Niente muscoli e una vista pessima sottolineata da due fondi di bottiglia al posto degli occhiali. Ma anche lui ha molta determinazione e coraggio e lo dimostrerà in modo straordinario in un contesto particolare: quando da solo rallenterà l’avanzata tedesca in Francia nel gennaio 1945.

All’anagrafe risponde al nome di Vito Rocco Bertoldo. Nasce a Decatur, in Illinois, negli Stati Uniti d’America, il 1° dicembre 1916. Dal nome notiamo che ha origini italiane perché suo padre, Rocco Bertoldo, originario di Tricarico in provincia di Matera, emigra agli inizi del Novecento per gli Stati Uniti d’America dove trova lavoro come minatore nelle miniere di carbone.

Segue le orme del padre e lavora anche lui come minatore e in seguito come autista di camion per la Oakes Products, una azienda che produce parti di ricambio per automobili e che verrà convertita, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, in una azienda per la produzione di munizioni.

Nel 1942 decide di arruolarsi. Non riesce a superare però la visita medica proprio a causa dei suoi problemi di vista. Lui non ci sta e fa di tutto per essere ammesso. È così che riesce ad entrare prima nella polizia militare e a ricevere un addestramento di fanteria e in seguito ad essere assegnato come cuoco presso la Compagnia A, 242° Reggimento di Fanteria, 42ª Divisione di Fanteria.

Bertoldo e il suo reggimento vengono inviati in Francia. Il suo momento di gloria arriva quando nel gennaio 1945 l’esercito americano ha bisogno di uomini in più da inviare al posto di comando situato presso Hatten per contrastare l’offensiva tedesca durante l’Operazione Nordwind (l’ultima grande offensiva tedesca sul fronte occidentale).

Per descrivere al meglio cosa accade quel 9 e 10 gennaio 1945 leggiamo le motivazioni che portarono Bertoldo a ricevere la Medal of Honor (“medaglia d’onore”), la più alta decorazione militare assegnata dal Governo degli Stati Uniti: “Combatté con estremo coraggio mentre difendeva due posti di comando dall’assalto di potenti forze di fanteria e corazzate che avevano travolto la principale linea di resistenza del battaglione. All’avvicinarsi dei soldati nemici, lasciò la protezione dell’edificio che difendeva e posizionò la sua mitragliatrice in strada, dove rimase per quasi 12 ore respingendo gli attacchi, in piena vista degli avversari e completamente esposto al fuoco di cannoni da 88 mm, mitragliatrici e armi leggere. Rientrò nel posto di comando, fissò la mitragliatrice a un tavolo e coprì l’accesso principale all’edificio sparando attraverso una finestra, rimanendo saldo anche di fronte al fuoco di cannoni da 88 mm di carri armati a soli 75 metri di distanza. Un proiettile lo scaraventò dall’altra parte della stanza, ma tornò alla sua arma. Quando due veicoli trasporto truppe nemici, guidati da un carro armato, si diressero verso la sua posizione, attese con calma che le truppe scendessero e poi, con il carro armato che gli sparava direttamente contro, si sporse dalla finestra e falciò l’intero gruppo di oltre 20 tedeschi”.

Follia diremmo. Come è possibile che il cuoco Bertoldo, con una vista precaria, sia stato in grado di compiere gesta simili? Ma non è finita. Perché quelle descritte sopra sono appena le prime 12 ore. Infatti, il comando generale ordina lo spostamento del posto di comando e Bertoldo si offre volontario per difendere da solo la ritirata dei suoi compagni. Si sposta così in un edificio adiacente e respinge l’attacco di un carro armato con cannone da 88 mm supportato da 15 fanti. Ed è in questo attacco che accade qualcosa che abbiamo visto solo nei film. Avete presente quelle scene dove l’eroe di turno viene colpito ripetutamente e ferito a tal punto da chiedersi: ma come è possibile che sia ancora vivo?

Un altro cannone da 88 mm si avvicina a pochi metri dalla sua posizione e, puntando la canna quasi all’interno dell’edificio, spara nella stanza atterrandolo e ferendolo gravemente. Per fortuna non è solo, alcuni commilitoni riescono con un bazooka a colpire il cannone. Ma Bertoldo non molla. Ancora stordito torna alla sua mitragliatrice e falcia i soldati nemici in fuga. I tedeschi, arrabbiati e confusi (non sanno che infatti sono da ore alle prese con un singolo soldato), sferrano un altro pesante attacco. Bertoldo lancia alcune granate al fosforo bianco contro le truppe nemiche in avanzata. Un altro carro armato punta verso la sua postazione e fa fuoco: la sua mitragliatrice viene distrutta e il nostro eroe viene scaraventato dall’altra parte della stanza (ricordate sempre che qui la realtà supera la finzione). Ferito, stordito, a digiuno e senza dormire da ore, Bertoldo riesce in un ultimo estremo tentativo ad imbracciare un fucile ed attaccare i soldati nemici permettendo finalmente anche agli ultimi suoi commilitoni di lasciare il posto di comando.

Si conclude così un episodio epico. Un uomo solo, senza rinforzi, che per oltre 48 ore riesce a tenere testa ad un nemico nettamente superiore in termini di uomini e armi. Si stima che Bertoldo uccise da solo 40 soldati nemici (non contando il numero di soldati feriti).

Per questa sua impresa eroica il 18 dicembre 1945 il presidente Harry S. Truman gli conferirà la Medal of Honor.

Raggiunto il grado di sergente maggiore Bertoldo verrà congedato dall’esercito nel febbraio del 1946. Sopravvissuto ai panzer tedeschi, soccomberà per un cancro ai polmoni il 23 luglio 1966. Le sue ossa riposano al Golden Gate National Cemetery di San Bruno, in California.

Fonti per questa storia:

Vito R Bertoldo – Congressional Medal of Honor Society

“Capitan America aveva nelle vene sangue lucano” di Rocco Pezzano – il Quotidiano del Sud

Most-Decorated veteran dies in California – The Decatur Daily (Archivio online)

“Medal of Honor” serie di documentari di Netflix.

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