Wojtek: l’orso che liberò l’Italia al fianco dell’esercito polacco

Un grande contributo alla liberazione dell’Italia durante la Seconda guerra mondiale lo diede anche il Corpo d’armata polacco comandato dal generale Wladyslaw Anders. Si trattava di un Corpo formato da circa 120.000 persone che dai gulag sovietici dell’URSS si diresse nel 1943 verso l’Italia per liberarla. 

Un viaggio lunghissimo, oltre 12.500 chilometri, dall’Urss alla Persia passando dalla Palestina fino all’Italia. Uomini, donne, si racconta anche di bambini, e un orso. Sì, avete letto bene, un orso. Non parliamo di un peluche ma un vero orso proveniente dalla Persia e arruolato nell’esercito polacco.

Ma andiamo con ordine. Nel 1942 durante il lungo viaggio delle truppe polacche, i soldati si imbatterono in Persia in un ragazzino che portava con sé al guinzaglio un orsetto. La madre probabilmente era stata uccisa dai cacciatori e il povero orso non se la passava tanto bene. Le truppe, colpite dalle condizioni penose in cui versava l’animale, convinsero il giovane a barattare l’orso con un po’ di carne in scatola e qualche dolcetto. 

L’orso divenne così la mascotte delle truppe. I soldati gli davano frutta, miele, latte e qualche volta birra. Sì, forse non la bevanda perfetta per un orso ma alla fine divenne il suo drink preferito. Lo battezzarono Wojtek (diminutivo di Wojciech che significa “guerriero sorridente” o “guerriero della gioia” in polacco) e divenne parte integrante della vita da campo. Non tutti però lo amavano perché spinto dalla sete e dal caldo si intrufolava spesso nelle docce o distruggeva i barili di birra per abbeverarsi (si racconta che rubasse anche le sigarette per mangiarle). Ma l’ufficiale in comando delle truppe polacche dovette accettare il fatto che Wojtek ormai faceva parte del gruppo di spedizione e i soldati, già provati dalla dura vita della guerra, non volevano rinunciare alla loro mascotte. Un giorno si racconta che fece scappare una spia che si era intrufolata nel campo. Un atto che, per quanto involontario, lo rese un soldato a tutti gli effetti. 

Quando le truppe polacche furono richieste in Italia per liberarla dal nazifascismo sorse un problema. L’esercito britannico che avrebbe dovuto trasportare le truppe in Italia non accettava a bordo animali domestici. L’unica soluzione era regolarizzarlo. Wojtek divenne così un soldato a tutti gli effetti della 22a compagnia di rifornimenti di artiglieria. Ottenne un documento personale, una uniforme, un grado e persino una tenda.

Durante la battaglia di Montecassino, combattuta tra il gennaio e il maggio del 1944 tra forze alleate e tedesche, Wojtek era in prima linea. Con la sua grande forza trasportava le casse di munizioni e si rivelò un aiuto fondamentale per le truppe alleate nella presa di Montecassino. Come riconoscimento gli fu consegnato il grado di caporale e la Compagnia adottò come nuovo emblema quello di un orso che trasporta un proiettile. Il suo apporto nella Seconda guerra mondiale non finì a Montecassino. Wojtek fu al fianco delle truppe fino al 1945 quando gli alleati liberarono Bologna. 

Finita la guerra per Wojtek iniziò una nuova vita. Molti soldati polacchi non vollero tornare in patria perché era sotto l’occupazione sovietica. Fu così che si trasferirono in Scozia e Wojtek andò con loro. Non potendo tornare in Polonia e non avendo nessuno che lo potesse accudire, nel 1947 fu preso in adozione dallo zoo di Edimburgo. Quello fu il suo pensionamento. Lasciò l’esercito con il grado onorario di tenente.

Negli anni a seguire i suoi commilitoni non mancarono di fargli visita e Wojtek dimostrò sempre di ricordarsi di loro e rispondere ai comandi in polacco. Nel 1963 all’età di 21 anni il soldato Wojtek, che aiutò gli alleati nella liberazione dell’Italia, si spense. Gli fu reso onore come un eroe di guerra.

Nel 2015 fu eretta in suo ricordo una statua a West Princesse Street Gardens a Edimburgo. La statua fu scolpita usando granito proveniente dalle montagne polacche. Ad inaugurarla Wojciech Narebski, l’ufficiale in comando che lo accettò tra le sue truppe in Palestina.

*La foto di copertina è stata realizzata con l’intelligenza artificiale*

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