Ep. 12 / Dio o Hitler? Il contadino che disse no al führer

Eroe. Che cos’è un eroe? Il vocabolario Treccani lo definisce così: “Nel linguaggio comune, chi, in imprese guerresche o di altro genere, dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie”. Le azioni straordinarie possono essere anche dei semplici gesti. Come un rifiuto, un no secco per ribadire e rivendicare un diritto fondamentale del genere umano: la libertà. Questa è la storia di Franz Jägerstätter, il contadino che disse no ad Hitler.

Benvenuti a tutti, sono Stefano Frau e questo è In cerca di Storie, il podcast che va alla ricerca di storie o personaggi dimenticati o poco conosciuti.

Il periodo della seconda guerra mondiale, tragico e sanguinoso, è costellato di eroi. Una lista lunghissima di donne e uomini che hanno rischiato la propria vita per la libertà e la democrazia. Franz, come detto in apertura, rientra in questa lista. Mettetevi comodi e andiamo alla scoperta della sua storia.

Sankt Radegund è un piccolo comune austriaco con poco più di 500 abitanti. Si trova a nemmeno dieci minuti di auto dal confine con la Germania. Un posto tranquillo immerso nella natura. Essere un paese tranquillo, però, non ti rende immune ai grandi eventi della storia, specie eventi tragici come la seconda guerra mondiale.

L’11 marzo 1938 è passato alla storia come il giorno dell’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania nazista. I cittadini austriaci furono invitati alle urne per esprimere il loro favore o disappunto nei confronti dell’annessione avvenuta. Il risultato di questo plebiscito la dice lunga sul clima nel quale i cittadini votarono. Il Sì, infatti, vinse con il 99,73%.

Anche a Sankt Radegund si votò. E qui, in questo posto tranquillo immerso nella natura, ci fu un solo voto contrario: quello di Franz Jägerstätter.

Torniamo indietro nel tempo all’indomani del plebiscito. Il suo NO non può passare inosservato. Il paese è piccolo, la gente mormora, e quel Franz diventa un personaggio scomodo. A stupire tutti è prima di tutto la sua figura. Non è un sovversivo. È estraneo a qualsiasi movimento politico. Tutti lo conoscono perché è un contadino agiato, è stato il primo in paese a possedere una motocicletta. È sposato con Franziska e ha una bella famiglia. Da giovane ha fatto qualche bravata sì, è finito anche in prigione tre giorni per una scazzottata, ma in fondo è un soggetto tranquillo. Tranquillo come quel piccolo paese che giorno dopo giorno si rende di conto di quanti guai possa portare uno così.

Ma c’è qualcosa che non va nella sua testa. Almeno così pensano i suoi vicini. E quel qualcosa è l’avvicinamento di Franz, dopo il matrimonio, al cristianesimo. Legge assiduamente la bibbia e si accorge delle incongruenze tra l’essere cattolico e nazionalsocialista al tempo stesso. Quello che c’è scritto nelle sacre scritture non è quello che i nazisti stanno portando avanti con violenza e morte.

Seguire la parola di Dio o quella di Hitler. Franz non è il primo a fare i conti con questo dilemma, ma forse è uno dei pochi a prendere seriamente in considerazione la situazione e a notare come l’essere cattolico sia incompatibile con l’essere nazista.

La sua figura colpisce perché non vuole passare alla storia come un martire. Non va in giro professando la sua fede e provando a convertire gli scettici. Lui vuole soltanto la libertà. Non macchiarsi le mani con peccati che vanno contro la religione cristiana.

Qualche mese prima dell’annessione, Franz fa un sogno: “A un tratto mi venne mostrato un bel treno che girava attorno a una montagna. Oltre agli adulti c’era anche un gran numero di ragazzi che accorreva per salire sul treno e non si riusciva quasi a fermarli. Poi improvvisamente una voce mi disse: Questo treno conduce all’inferno”. Con il senno di poi scopre che il suo è un sogno premonitore. Quel treno altro non è che il nazionalsocialismo. Un treno che sta conducendo una nazione intera alla catastrofe coinvolgendo tutto il mondo.

Lui su quel treno non vuole salire. Rivendica a più riprese la sua libertà. Questo suo atteggiamento non fa che attirare le antipatie di amici, familiari e ovviamente delle autorità. Tutti provano a farlo desistere. Perfino il parroco del villaggio o il vescovo di Linz provano invano a fargli cambiare idea. Il parroco Karobath dirà in seguito: “Mi ha lasciato ammutolito, perché aveva le argomentazioni migliori. Lo volevamo far desistere ma ci ha sempre sconfitti citando le Scritture”.

Inizialmente Franz sembra cedere. Non si iscrive al partito nazista ma nel 1940 accetta la chiamata alle armi. Durante l’addestramento continua la sua profonda opera di riflessione. Non c’è modo di far coincidere le due cose. Come dirà al processo: “Un cattolico non può essere un nazionalsocialista”. Grazie alla sua età e ad una famiglia numerosa con moglie e tre figlie, Franz riesce a sfuggire all’arruolamento fino al marzo del 1943. La Wehrmacht ha bisogno di nuove leve e ha dato il via ai rastrellamenti paese per paese.

Franz allora ribadisce ancora una volta il suo NO. Una decisione che gli costa il carcere. Nonostante gli sforzi della Chiesa e dei suoi cari, non recede di un passo. In carcere scrive diverse lettere alla moglie. Emerge una lucida e razionale spiritualità. Non vuole passare per martire o eroe. In nome della coerenza, ormai rara ai giorni nostri, accetta anche le conseguenze negative.

Viene imprigionato nel carcere militare di Linz. Da lì viene trasferito in quello di Berlino. Nessuno riesce a scalfire la sua fede. Il 6 luglio il Tribunale di Guerra del Reich lo condanna a morte per sovversione dell’esercito. Il 9 agosto 1943 Franz Jägerstätter viene ghigliottinato.

L’onta ricade su sua moglie Franziska. Lei, infatti, aveva sempre appoggiato la scelta del marito, seppur pericolosa per la sua famiglia. Per anni le è stata negata perfino la pensione per le vittime di guerra.

Un eroe dimenticato. Caduto nel dimenticatoio insieme ad altri eventi e persone che caratterizzarono quel periodo buio della storia. Solo negli anni Sessanta la sua figura è stata riportata alla memoria. Il 26 ottobre 2007, presso la cattedrale di Linz, viene proclamato beato.

Nel suo testamento, scritto a Berlino nel luglio 1943, Franz dice: “Scrivo con le mani legate ma preferisco questa condizione al saper incatenata la mia volontà. Perché Dio avrebbe dato a ciascuno di noi la ragione ed il libero arbitrio se bastasse soltanto ubbidire ciecamente?”.

Questa, come detto, è la storia di un uomo coerente con le sue idee. Un uomo che ha dimostrato come sia possibile non arrendersi al male. Dire di no per fare la cosa giusta.

Siamo giunti al termine di quest’episodio, vi ringrazio per l’ascolto. Sulla vicenda di Franz Jägerstätter è stato realizzato anche un film, uscito nelle sale nel 2019, dal titolo “La vita nascosta – Hidden Life”. Come sempre vi lascio in descrizione le fonti consultate per questo episodio.

Se vi è piaciuta questa storia, vi invito a condividere il podcast, a lasciare un commento o una recensione. Iscrivetevi al canale per non perdere i nuovi episodi. In cerca di storie è sulle maggiori piattaforme di podcast nonché su Instagram e Twitter. Inoltre, sul sito incercadistorie.com trovate le trascrizioni di tutti gli episodi. Vi ringrazio per l’attenzione e vi do appuntamento al prossimo episodio. Ciao!

Film e articoli per questo podcast

  • “La vita nascosta – Hidden Life” (2019) – Regia di Terrence Malick
  • “L’eroe mite che disse no a Hitler” di Claudio Magris – Corriere della Sera
  • “Franz Jägerstätter, l’uomo libero che disse no a hitler” di Francesca D’Angelo – Famiglia Cristiana
  • “Il contadino che sfidò Hitler” di Roberto Roveda – Focus Storia

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