Due valvole termoioniche a bassa tensione. Una bobina. Un trasformatore. Resistenze e condensatori. Per tenere insieme i pezzi del catrame ottenuto dal tetto. Immaginate una sorta di MacGyver, la celebre serie Tv dove il suo protagonista era in grado di costruire strumenti ingegnosi utilizzando solo risorse limitate e di fortuna, ma collocatelo negli anni ’40 del Novecento e precisamente nel campo di prigionia Stalag XI-B a Bad Fallingbostel in Sassonia, Germania.
È il 1943 e a seguito dell’armistizio a migliaia di soldati italiani viene fatta una proposta da parte dei tedeschi: combattere con la Repubblica Sociale Italiana (RSI) o la prigionia. Per chi si rifiuta di combattere viene creato un nome ad-hoc: IMI – Internati Militari Italiani. Si stima che furono circa 650.000-800.000 i soldati italiani deportati nei lager tedeschi che lottarono contro fame, violenza e privazioni.
Tra questi c’è lui: il sottotenente di artiglieria Oliviero Olivero. Classe 1915, Olivero è un ingegnere elettrotecnico. Un giorno ha un’intuizione: un ufficiale tedesco gli chiede di aggiustare la sua radio. Olivero non solo la aggiusta ma riesce anche a sottrarne dei pezzi. Due valvole termoioniche a bassa tensione; una bobina; un trasformatore; resistenze e condensatori. Il catrame per tenerne insieme i pezzi. E l’energia per farla funzionare? Semplice, almeno a parole: la pila di volta. Sì, lo stesso concetto della pila ideata da Alessandro Volta nel 1799. Una colonna di tre elementi che si ripetono: dei dischi di zinco, dei dischi di rame e uno strato intermedio di cartone imbevuto in acqua salata. Ma dove trovare questi elementi? Anche in questo caso Olivero aiutato da altri internati si ingegna per trovarli: gli scarti dei sottaceti, lo zinco dai lavatoi e il rame dalle monetine. È così che nasce Mimma, un ricevitore radio ad onde medie che aiuterà i prigionieri italiani ad essere sempre informati sull’andamento della guerra e dar loro una speranza.
Ma perché proprio quel nome? Ovviamente non è casuale. Nei campi di prigionia non era raro parlare di donne, che fossero fidanzate, mogli o amori lontani. Il nome Mimma non insospettiva le guardie. Un po’ come sua sorella ‘Radio Caterina’, svolgeva la sua funzione lontano dagli occhi e soprattutto dalle orecchie dei tedeschi.
Fonti per questa storia: Ho ascoltato l’episodio dedicato a Radio Mimma contenuto all’interno del programma “Dentro e oltre la radio” di Ameria Radio con Umberto Alunni, Gianfranco Giudice e Paolo Pellegrino (link). Umberto Alunni e Quinto Dalmasso hanno scritto un libro dal titolo “Mimma. Sapienza e speranza in una radio” che riporto ma che purtroppo non ho trovato online per poterlo acquistare e leggere. Inoltre, è stata molto utile la consultazione del sito “radio-caterina.org” e la visione del servizio dedicato a Radio Mimma andato in onda all’interno di TG Leonardo che trovate su YouTube.
*la foto di copertina è una rielaborazione con AI del modello originale di Radio Mimma