Passeggiando sul colle del Gianicolo a Roma ci si imbatte in numerosi busti che raffigurano i patrioti che hanno fatto l’Italia. Tra loro c’è Alessandro La Marmora, il generale piemontese ideatore del Corpo dei Bersaglieri; Goffredo Mameli, il padre dell’inno italiano; Colomba Antonietti, che si tagliò i capelli e si vestì da uomo indossando l’uniforme da bersagliere per combattere in difesa della Repubblica Romana; e poi c’è lui, con un nome alquanto esotico: Andrés Aguyar. Chi era costui? Avrebbe detto Don Abbondio.
Andrés Aguyar (italianizzato in Andrea Aguiar) era un ex schiavo liberato originario dell’Uruguay. La sua vita e il suo destino si intrecciano con quelli dell’Italia grazie ad un incontro in patria durante la guerra civile uruguaiana iniziata nel 1838. Durante l’assedio di Montevideo, Andrés si distingue insieme ad altri schiavi liberati nella difesa della città. Il suo coraggio in battaglia viene notato dal comandante di una legione di volontari italiani, un certo Giuseppe Garibaldi. Folgorato dal carisma dell’«Eroe dei due Mondi», nel 1848 decide di seguirlo in Europa e combattere al suo fianco durante la prima guerra di indipendenza italiana. Con il passare del tempo Andrés diventa l’ombra di Garibaldi e a tratti la sua guardia del corpo. In diverse occasioni, tra cui la battaglia di Velletri (1849) contro i soldati borbonici del Regno delle Due Sicilie, gli salva la vita. Presto riceve diversi appellativi: il “Moro di Garibaldi”, “Andrea il Moro” o “il luogotenente nero”. Anche se i giornali dell’epoca utilizzano una parola per identificarlo non in linea con l’attuale politically correct.
C’è una illustrazione di George Housman Thomas per The Illustrated London News del 21 luglio 1849 che lo ritrae a cavallo insieme a Giuseppe Garibaldi e Nino Bixio a Roma durante la difesa della Repubblica Romana. Promosso tenente da Garibaldi, fu proprio durante l’assedio della capitale che venne ferito mortalmente da una granata francese il 30 giugno 1849. Tra storia e leggenda, si narra che prima di morire a Santa Maria della Scala, adibita ad ospedale, avesse pronunciato le seguenti parole: “Lunga vita alle repubbliche di America e Roma!”.
Leggende a parte, resta il suo eroismo e il suo sogno di libertà così forti da portarlo a lasciare il suo Paese natio e sacrificare la vita per l’Unità d’Italia. Purtroppo, come abbiamo già visto con altri personaggi storici, ideali e coraggio non bastano quando ci si imbatte in pregiudizi, razzismo e ignoranza. A causa del colore della sua pelle, era caduto nel dimenticatoio. Una identità anonima nascosta in quel “Moro di Garibaldi” che non rendeva onore alla sua figura e al suo ruolo nei moti rivoluzionari italiani. È solo dal 2024 che passeggiando sul colle del Gianicolo a Roma vi potete imbattere nel suo busto. Sguardo determinato e fazzoletto che gli copre le spalle. Andrés Aguiar si legge sul busto. Chi era costui? Ora lo sappiamo e non va dimenticato: un patriota ed eroe del Risorgimento.
Immagine di copertina realizzata con AI