Ep. 15 / La crociata dei bambini

Saint Denis, Francia. 1212. Un messaggero ha appena informato il re Filippo II Augusto dell’arrivo in città di un nutrito gruppo di persone. Nulla di strano pensa il re, l’abazia è solita essere meta di processioni e pellegrinaggi. Questa volta è diverso. Perché a capeggiare la folla c’è un uomo che dice di voler parlare direttamente con il re. Ha un lettera da consegnargli scritta, a suo dire, dal Signore. Ho omesso un dettaglio: quell’uomo è un pastore di appena 12 anni. E quella folla, composta da bambini, ha in mente una spedizione alquanto singolare. Questa è la storia, vera o presunta, della crociata dei bambini. 

Benvenuti a tutti, sono Stefano Frau e questo è In cerca di Storie, il podcast che va alla ricerca di storie o personaggi dimenticati o poco conosciuti.

Un po’ tutti conosciamo le crociate o almeno una volta nella vita abbiamo sentito parlare di Saladino o di re Riccardo I d’Inghilterra, meglio noto come Riccardo Cuor di Leone. Ma raramente si sente parlare di quella che poi è passata alla storia con il nome di crociata dei bambini o dei fanciulli. Forse perché, ed è il caso di chiarirlo prima di incominciare, questo evento è ancora avvolto nel mistero. Più di 50 cronisti ne parlano ma purtroppo le informazioni sono spesso frammentarie. C’è chi dedica un ampio resoconto e chi pochi versi. Di sicuro fu un evento che non passò inosservato tanto da essere tema di canzoni popolari. Con le fonti a disposizione cerchiamo di ricostruire la vicenda.

L’anno, come detto, è il 1212. Non c’è solo la Francia a fare da sfondo alla nostra storia. Perché episodi analoghi a quello che vi racconterò si registrano anche nelle Fiandre e nella Germania orientale. Il periodo dei fatti è quello compreso tra la Pasqua e la Pentecoste. Il primo personaggio che incontriamo è il pastore dodicenne menzionato in apertura. Si chiama Stefano e viene da Cloyes, un piccolo comune nella valle della Loira. Un giorno fa un incontro che cambierà per sempre la sua vita. Il Signore gli appare infatti sotto le vesti di un povero pellegrino. Impietosito gli dona del pane e questi gli dà una lettera che dovrà consegnare personalmente al re di Francia. Secondo un’altra versione il Signore gli apparve in sogno e gli dettò la lettera. Dopo aver raccolto un gruppo nutrito di bambini si dirige a St. Denis.

C’è una incisione di Gustave Doré che ritrae quell’evento. La trovate su internet e potete immaginare il clima che si respirava in quei giorni.

Una volta lì chiede di parlare con il re. Filippo II è curioso e chiede ai suoi consiglieri come comportarsi. Ordina ai bambini di ritornare alle loro case. Molti di loro obbediscono e fanno dietrofront.

Su questa prima parte ci sono già dei dubbi. Leggendo le fonti non è chiaro perché i bambini si riunirono. Probabilmente si trattava di uno dei tanti pellegrinaggi che in quel periodo agitavano l’Europa per manifestare contro l’occupazione della Terra Santa. L’ultima crociata, la quarta, si era conclusa nel 1204. Nonostante la conquista di Costantinopoli, i cavalieri crociati non arrivarono mai in Terra Santa per liberare Gerusalemme.

Sembra dunque che questi pellegrinaggi, tra cui quello di St. Denis, fossero in realtà una prova del malcontento dilagante in Europa. Un malcontento alimentato dalla crociata albigese, o crociata catara, che ha luogo in quegli anni. Cristiani che massacrano altri cristiani mentre la Terra Santa è in mano agli infedeli. Dunque una semplice reazione psicologica? Lasciamo da parte un attimo le congetture e ritorniamo alla nostra storia.

Non tutti i bambini obbediscono all’ordine del re. Il piano era raggiungere la Terra Santa e liberarla. Dio aveva donato loro quella terra come avvenne ai figli di Israele durante l’esodo dall’Egitto. In quella occasione Mosè aprì le acque del Mar Rosso. Anche questa volta, credono i bambini, avverrà lo stesso.

I rimanenti dunque si rimettono in marcia e ai primi di luglio raggiungono Colonia in Germania. Qui si uniscono ad altri bambini capeggiati dal secondo personaggio della nostra storia. Di lui sappiamo solo che si chiama Nicola e viene da Colonia, “puer teutonicus” nelle fonti, e come il pastorello Stefano si fa carico di condurli su “ispirazione divina”. Parliamo di circa trentamila bambini che si dirigono verso l’Italia. Lunedì 20 agosto sono a Piacenza. Da lì puntano verso il porto di Genova.

Il viaggio, lungo e faticoso, ha decimato i partecipanti. C’è chi è morto di fame, chi di caldo, o c’è chi semplicemente ha abbandonato la marcia perché stanco. I più tenaci, circa 7000, che raggiungono il porto ligure ricevono un’amara sorpresa. In molti credevano infatti che il Mar Ligure si sarebbe aperto al loro passaggio proprio come accadde con Mosè e il Mar Rosso. In realtà questo non avviene. Nicola non è Mosè e il viaggio in Terra Santa sembra essere più complicato del previsto. Il gruppo va in pezzi. C’è chi coraggiosamente decide di tornare a casa e chi accetta di restare a Genova e vivere come servo presso le famiglie locali. Un piccolo gruppo si ostina a portare avanti quella spedizione. Alcuni si dirigono a Pisa dove salpano con due navi. Non abbiamo però notizie sul loro esito. Qualcuno si spinge più a sud fino a Brindisi. Qui però vengono fermati dal vescovo. Chi era stato scacciato da Genova punta verso il porto di Marsiglia. Lì incontrano gli ultimi due personaggi della nostra storia. Si tratta di due mercanti: Ugo Ferreo e Guglielmo Porco. I due si offrono di trovare le navi per trasportarli. I bambini non dovranno sborsare un soldo perché il loro progetto è così lodevole che i due mercanti si sentono perfino grati di poterli aiutare. Vengono allestite 7 navi. Due di esse affondano al largo dell’isola di San Pietro, nel sud della Sardegna.

C’è una testimonianza di questo evento tragico che ancora oggi possiamo vedere e toccare con mano. Sull’isola di San Pietro infatti c’è la chiesa dei Novelli Innocenti. Fu edificata intorno al 1230 su ordine del Papa Gregorio IX per rendere omaggio proprio a quei fanciulli che morirono durante il loro viaggio in Terra Santa. Secondo le testimonianze le correnti portarono a riva i corpi dei bambini i quali furono conservati in una chiesa del luogo ed esposti ai pellegrini. Di questa chiesa però non vi sono tracce.

Cosa accadde alle altre 5 navi? Purtroppo i due mercanti avevano in mente ben altri piani. Non appena raggiunsero le coste africane, i bambini furono venduti come schiavi ai saraceni. Il califfo ne comprò 400. Si ha notizia di 18 bambini martirizzati perché non volevano rinunciare alla loro religione. Uno dei chierici imprigionati riuscì a scappare e tornato anni dopo in Europa raccontò che il sovrano di Alessandria ne deteneva ancora 700. Dei due mercanti sappiamo che erano in rapporti con i Saraceni presenti in Sicilia e che tramavano contro l’imperatore Federico II. Entrambi furono impiccati per infedeltà.

Che fine fece Nicola? Secondo alcuni cronisti rientrò a Colonia di nascosto, per altri vagò in Italia. Qualcuno giurò di averlo visto durante l’assedio di Damietta in Egitto, ormai ventenne, mentre lottava, da cavaliere crociato, contro gli infedeli. C’è chi dice che suo padre, venuto a conoscenza del tragico epilogo della spedizione, si suicidò.

Si conclude così, in modo tragico, la crociata dei fanciulli. Un tentativo scellerato, ed ingenuo al tempo stesso, di riconquista della Terra Santa.

Ora che abbiamo un’idea degli eventi e del loro epilogo, possiamo soffermarci sulle analisi degli storici. Le fonti, come detto in precedenza, non sono sempre affidabili. Spesso i fatti si mischiano alla fantasia e il risultato è un racconto poco credibile e chiaramente ingigantito.

Partiamo dai due personaggi principali: Stefano e Nicola. Di loro non sappiamo praticamente nulla. È alquanto improbabile che avessero 12 anni all’età della spedizione. Anche sull’apparizione del Signore ci sono dei dubbi. Alcuni cronisti parlano di visioni angeliche o apparizioni divine che spinsero i bambini a buttarsi in questa tragica avventura. Altri dicono che in realtà l’artefice fu il diavolo che, conscio dell’insuccesso, voleva dissetarsi con il sangue di quei bambini. Diverse fonti confermano il fatto che i partecipanti dicessero di essere in missione per conto di Dio e che volevano recuperare la Vera Croce. Un desiderio questo che nasceva dall’evento tragico, almeno per i cristiani, della battaglia di Hattin del 1187. In quella occasione l’esercito crociato fu sconfitto dalle truppe del Saladino che si impossessarono della reliquia della Vera Croce. Da quel momento in poi si persero le sue tracce.

La folla che si riunì a St. Denis con a capo Stefano altro non era, per alcuni studiosi, che un normale pellegrinaggio in città in occasione della fiera di Lendit organizzata tra l’11 e il 24 giugno. Un evento che attirava migliaia di mercanti e visitatori. O forse era semplicemente una processione legata alla Pentecoste.

Occorre fare chiarezza anche sul nome. Nonostante sia giunta fino ai giorni nostri con il nome di crociata dei bambini, in realtà non si tratta di una crociata ufficiale. Non era stata autorizzata dal papa e i suoi partecipanti sono descritti dai cronisti come volontari e non come guerrieri o mercenari. Inoltre l’idea che ci fossero solo dei bambini è fuorviante. Sembra che all’origine ci sia una errata traduzione della parola latina puer, che può significare sì bambino ma anche ragazzo, ampliando così l’età, alla luce soprattutto del diverso utilizzo della parola durante il medioevo. Alcuni cronisti parlano di una folla composta da bambini ma anche ragazzi, ragazze, anziani e adulti. In alcune fonti sono menzionati come “stupidi bambini” o “sciocchi viandanti”. Un gruppo eterogeneo anche sul piano sociale. Sembra credibile l’ipotesi che si trattasse di persone provenienti dalle classi agricole perché secondo alcune fonti abbandonano gli aratri per imbracciare croci e insegne. È probabile che invece di puer, le fonti più antiche avessero utilizzato la parola pauper, cioè povero. Sembra difficile, infatti, immaginare trentamila bambini che si muovono liberi per l’Europa comandati da due dodicenni. Consideriamo anche che provenendo da diverse zone dell’Europa non parlavano la stessa lingua. Più credibile l’idea di un movimento sociale composto da poveri e contadini che voleva difendere e diffondere il cristianesimo nei primi anni del 1200.

Le fonti, inoltre, sono influenzate dal periodo storico. La sete di vendetta e riconquista della Terra Santa, unita alle lotte contro gli eretici e il Califfato Almohade in Spagna, spingeva spesso a calcare la mano sui musulmani e le loro crudeltà nei confronti dei bambini.

Teorie a parte, resta il grande impatto che ebbe questo evento sulla società. Un anno dopo ci furono i reclutamenti per la quinta crociata che partì nel 1217.

Poco meno di 70 anni dopo, ad Hamelin, in Bassa Sassonia, è ambientata una fiaba che tutti noi conosciamo: “il pifferaio magico” o “il pifferaio di Hamelin”. La fiaba narra che il pifferaio, dopo aver liberato la città dai ratti, non fu pagato dalla gente del posto. Per vendicarsi, durante la notte, riprese a suonare e attirò tutti i bambini della città portandoli via. Ho citato la fiaba del pifferaio magico perché tra le sue probabili origini sembra ci sia proprio la crociata dei bambini.  

Questa crociata si può ascrivere nel gruppo delle cosiddette “crociate popolari”. Infatti non è né la prima e non sarà l’ultima nel suo genere. Abbiamo testimonianze di una “Crociata dei pastori” e una “Crociata dei pezzenti”. Ma questa è un’altra storia.

Siamo giunti al termine di quest’episodio, vi ringrazio per l’ascolto. Se volete approfondire la vicenda vi rimando al sito incercadistorie.com dove oltre alla trascrizione dell’episodio trovate anche tutte le fonti consultate. Se invece state ascoltando questo podcast su YouTube le trovate come sempre in descrizione. Se vi è piaciuta questa storia, vi invito a condividere il podcast, a lasciare un commento o una recensione. Iscrivetevi al canale per non perdere i nuovi episodi. In cerca di storie è sulle maggiori piattaforme di podcast nonché su Instagram e Twitter. Vi ringrazio per l’attenzione e vi do appuntamento al prossimo episodio. Ciao!

Articoli e libri per questo episodio

– “La Crociata dei Bambini: i fanciulli finiti Schiavi fra storia e Leggenda” di Annalisa Lo Monaco – Vanilla Magazine

– “La Crociata dei bambini” di Enzo Marigliano – Alba edizioni

– Hansbery, J. (1938). The Children’s Crusade. The Catholic Historical Review, 24(1), 30-38. Retrieved September 5, 2021, from http://www.jstor.org/stable/25013654

– Munro, D. (1914). The Children’s Crusade. The American Historical Review, 19(3), 516-524. doi:10.2307/1835076

– “The Children’s Crusade set out for the Holy Landin 1212. It never arrived.” di Enrique Meseguer – National Geographic – “Children’s Crusade of 1212” di Erin Blakemore – History.com

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