Ep. 23 / Rose Montmasson: l’unica donna nella Spedizione dei Mille

È il 5 maggio 1860. Una data che si rivelerà storica per le sorti dell’Italia. A Quarto, infatti, è tutto pronto per quella che passerà alla storia come la spedizione dei Mille. Giuseppe Garibaldi è stato categorico: le mogli o le fidanzate dei soldati non possono seguire i propri compagni. Ma c’è una donna che non ne vuole sapere di restare a terra. È fiera e determinata, a tal punto che perfino Garibaldi deve cedere. L’eroe dei due mondi la mette in guardia con queste parole: “Venite dunque se così vi piace, ma ricordatevi che vi esponete a grave rischio e pericolo e che io non posso rispondere di nulla”. Questa è la storia di Rose Montmasson, l’unica donna a partecipare alla spedizione dei Mille.

Benvenuti a tutti, sono Stefano Frau e questo è In cerca di Storie, il podcast che va alla ricerca di storie o personaggi dimenticati o poco conosciuti.

Personaggi dimenticati. Rose Montmasson rientra, ahimè, tra questi. L’eroina della spedizione dei Mille finì nel dimenticatoio già quando era in vita. Cerchiamo di ricostruire la sua storia per capirne l’importanza che ebbe per il nostro paese.

Rose Montmasson nasce il 12 gennaio 1823 a Saint-Jorioz, villaggio dell’Alta Savoia, allora parte del Regno di Sardegna ed oggi situato a non più di cento chilometri dall’attuale confine con l’Italia. La sua è una famiglia di umili condizioni. Figlia di contadini è la quarta di cinque figli. Riceve un’istruzione di base che le permette di imparare a scrivere, leggere e fare i conti. Lascia presto la sua famiglia e si trasferisce a Marsiglia e poi a Torino. Lavora come stiratrice e guardarobiera. La tesi più accreditata è che proprio nella città francese conobbe colui che cambiò per sempre la sua vita: Francesco Crispi, futuro presidente del consiglio dei ministri.

L’incontro avvenne nel giugno del 1849. Crispi a quel tempo si trovava in esilio a causa del suo ruolo di primo piano nella rivoluzione siciliana del ‘48/’49. Affascinata dalla sua figura e dagli ideali risorgimentali, Rose si innamora di Crispi. I due si spostano a Malta, dove intanto il futuro presidente del consiglio si era rifugiato. Nell’isola entrano in contatto con i circoli di esuli italiani. Nel clima caldo di quegli anni, fatto di moti e insurrezioni, organizzazioni segrete e spie, Crispi porta avanti i suoi ideali rivoluzionari. I suoi editoriali al veleno sul giornale politico «La Staffetta» gli valgono un decreto d’espulsione. Prima di lasciare l’isola e andare a Londra dove raggiungerà Giuseppe Mazzini, il 27 dicembre del 1854 sposa Rose.

Il matrimonio merita un discorso a parte. Celebrato in gran fretta, viene officiato da padre Luigi Marchetti. Un “sacerdote romano” come viene descritto nelle fonti antiche, “venuto in Malta a curarsi dal mal di tisi”. In realtà quel prete non potrebbe celebrare il matrimonio per un semplice fatto: è stato sospeso a divinis. Secondo il diritto canonico della Chiesa cattolica, non può amministrare i sacramenti. Non un dettaglio da poco che tornerà a stravolgere la storia della nostra protagonista.

Lasciamo da parte il prete sospeso e continuiamo con la nostra storia. Rose si trova a Londra con il marito. Insieme a Giuseppe Mazzini continuano la loro battaglia politica. Lei non resta in disparte e fa di tutto per avere un ruolo attivo nell’organizzazione dei vari comitati insurrezionali.

Quando viene a sapere della spedizione dei Mille non ci pensa due volte: vuole essere anche lei insieme al marito sul “Piemonte”, una delle due navi che porterà i garibaldini in Sicilia. Come detto in apertura, Garibaldi non vuole donne a bordo. Ma in questo caso né lui né il marito Crispi riescono a dissuaderla. Travestita da soldato si imbarca con entrambi. In realtà su quella nave ci sarebbe dovuta essere un’altra donna: la duchessa Felicita Bevilacqua La Masa che si distinse nei moti del ’48. Nonostante il lasciapassare di Garibaldi, il marito Giuseppe riuscì a convincerla a non partire.

Una volta sbarcati a Marsala, Rose non fa mancare il suo impegno neanche sul campo di battaglia. Il suo aiuto alle forze combattenti è determinante, soprattutto quando si tratta di curare i feriti o imbracciare il fucile per difenderli. Si mette in mostra nella battaglia di Calatafimi del 15 maggio 1860 tanto da meritarsi l’appellativo di “Angelo di Calatafimi”. Tutti ormai la chiamano Rosalia e le sue gesta sono note in tutto il paese.

La spedizione siciliana rappresenta il punto più alto nella sua vita. Terminati i moti rivoluzionari, la sua figura passa sempre di più in secondo piano. L’ascesa politica del marito, infatti, coincide con il suo declino. Rose segue il marito prima a Firenze, allora capitale del neonato Stato unitario, e poi a Roma. In Toscana vive una vita tranquilla. Ricchezze e agi non mancano. È pur sempre la moglie del deputato Francesco Crispi, ma quello che la rende una vera star è proprio la sua partecipazione alla spedizione dei Mille. Alcuni dei reduci di quella impresa le regalano una croce di diamanti e una medaglia per commemorare quell’impresa. Come dirà lei stessa: “è mia perché io ero con loro”. Ma la vita spensierata di Firenze è destinata a finire.

Rose e il marito si trasferiscono nella nuova capitale a Roma. Qui il loro matrimonio va in crisi. Lei prova in tutti i modi a salvarlo, ricorrendo anche ad alcuni eccessi come riempire la casa di animali. Sembra che i due avessero in casa cani, gatti, pappagalli, scoiattoli, pavoni e tassi. Ma questo non serve. Crispi si è invaghito di una vedova trentenne, Filomena (detta Lina) Barbagallo. I dissidi in famiglia diventano così intensi che alla fine Rose decide, in cambio di un assegno annuale, di lasciare la sua casa. Nel 1878 Crispi sposa la sua nuova compagna dalla quale aveva avuto un bambino. È il matrimonio della discordia. I due, specialmente Lina Barbagallo, sono al centro delle cronache del tempo. Gli aggettivi negativi per Lina si sprecano. Viene definita “maligna, corrotta, sospettosa”, per alcuni è la “nuova messalina” per via della sua dubbia moralità. Il matrimonio stesso costa a Crispi un accusa di bigamia. Vi ricordate infatti il matrimonio contratto a Malta? Ecco, in teoria, Crispi non potrebbe risposarsi. In teoria, perché in pratica trova un escamotage. Ripudia Rose definendo il matrimonio maltese non ufficiale. Per lui quel matrimonio non ha valore legale e nemmeno affettivo. Lo ha fatto solo per accontentare Rose. Quel prete poi era anche sospeso dalla Chiesa cattolica. Come potrebbe valere qualcosa? La sua difesa funziona e Crispi viene assolto. Può vivere tranquillo la sua vita con la sua nuova sposa. E Rose?

Rose scompare nell’ombra. Abbandona progressivamente la scena pubblica e decide di non commentare la decisione del suo ex marito. Ormai dimenticata da tutti, muore in povertà il 10 novembre 1904. Tra le sue ultime volontà, quella di essere sepolta con la camicia rossa e di ricevere una cerimonia laica. Alle esequie non partecipa nessuna autorità dello Stato, fatta eccezione per il senatore Francesco Cucchi. Queste le sue parole durante l’orazione funebre: “Ebbi la fortuna di conoscere Rosalia Montmasson il 5 maggio 1860, mentre col marito Francesco Crispi, saliva a bordo della nave, in cui si trovava Giuseppe Garibaldi, la nave che conduceva i Mille a Marsala. Da Quarto a Marsala, Rosalia Montmasson non si occupò che di tutto quello che poteva servire ai garibaldini. A Calatafimi assistette i feriti con fede, con diligenza ed amore. Non mi dilungherò sulla vita della valorosa donna che cooperò grandemente alla indipendenza d’Italia e fu una delle grandi amiche del nostro Paese. Le porgo l’ultimo saluto”. Al funerale partecipò anche Maria Crispi Caratozzolo, sorella maggiore di Francesco che era scomparso tre anni prima.  

Al momento della sua morte è talmente povera che il Comune di Roma le dona gratuitamente un loculo nel cimitero monumentale del Verano. Sulla sua lapide si legge: “Prima moglie di Francesco Crispi con lui cospirò per l’unità della patria. Con lui prese parte alla leggendaria spedizione dei mille. Unica donna nella legione immortale, ne divenne l’eroina”.

Siamo giunti al termine della nostra storia. Vi ringrazio per l’ascolto. Prima di chiudere alcune precisazioni. Durante tutto l’episodio ho utilizzato il nome Rose, ma come ho già detto, il suo nome venne spesso italianizzato come Rosa o Rosalia. L’altra precisazione è che in Sicilia, non fu l’unica donna al seguito delle truppe garibaldine. Secondo le testimonianze anche altre donne presero parte all’impresa come Antonia Masanello, la romana “Marzia”, la palermitana “Lia” e l’anglo-italiana Jessie White-Mario.

Come sempre, sul sito di In cerca di storie, trovate le fonti per questo episodio, tra cui il libro “La ragazza di Marsiglia” scritto da Maria Attanasio ed edito da Sellerio.

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Vi ringrazio per l’attenzione e vi do appuntamento al prossimo episodio. Ciao!

Fonti per questo podcast

– “Tomba di Rosalia Montmasson Crispi” – Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali https://sovraintendenzaroma.it/content/tomba-di-rosalia-montmasson-crispi

– “Rose Montmasson, una patriota che combatté per l’Unità d’Italia” – Ministero della Difesa https://www.difesa.it/Area_Storica_HTML/pilloledistoria/Pagine/Rose_Montmasson.aspx

– “La ragazza di Marsiglia” di Maria Attanasio – Sellerio editore Palermo

– “Il ministro e le sue mogli: Francesco Crispi tra magistrati, domande della stampa, impunità” di Enzo Ciconte e Nicola Ciconte – Rubbettino

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