Ep. 24 / Nelle carceri del KGB

Benvenuti a tutti, sono Stefano Frau e questo è In cerca di Storie, il podcast che va alla ricerca di storie o personaggi dimenticati o poco conosciuti.

L’episodio di quest’oggi è un po’ diverso dagli altri. Perché oggi vi racconto per la prima volta la storia di un posto. Per essere più precisi, la storia di un edificio che per anni ha ospitato il quartier generale della più importante agenzia di sicurezza dell’Unione Sovietica. Sto parlando del museo del KGB di Vilnius.

Ho visitato il museo settimana scorsa. Si trova nel centro della capitale lituana. Bianco, maestoso, con la sua architettura tipica dei primi del Novecento, stona un po’ con la sua storia. Perché da fuori è così bello che risulta difficile pensare agli orrori che ha celato per anni. Tra quelle mura si è scritta una delle pagine più buie della storia della Lituania e dell’umanità intera.

Iniziamo con un po’ di dati sulla struttura. L’edificio che ospita il “Museo dell’occupazione e delle lotte per la libertà”, questo è il suo nome anche se comunemente tutti lo chiamano “Museo del KGB” o “museo delle vittime del genocidio”, ha oltre 100 anni. La parte centrale risale al 1899. Fino al giorno dell’indipendenza Lituana, datata 11 marzo 1990, questo edificio ha ospitato il quartier generale dei diversi invasori. Qui, infatti, si sono succeduti russi, polacchi, tedeschi. Quest’ultimi, tra il 1941 e il 1944, stabilirono qui la sede della Gestapo e da qui orchestrarono lo sterminio degli oltre 200000 ebrei in Lituania. Dal 1944 al 1991 è stato il quartier generale del KGB. Gli ultimi prigionieri della polizia segreta sovietica furono liberati solo nel 1987.

Ma cosa c’era al suo interno? Sviluppato su tre piani più i sotterranei, c’erano gli uffici amministrativi, le stanze per lo spionaggio, quelle per gli interrogatori, le celle e le camere per le esecuzioni.

Durante gli anni ha subito diverse trasformazioni. Il numero delle celle, infatti, variò. All’incirca c’erano una ventina di celle. Alcune vennero adibite per altri scopi. Il museo come lo conosciamo oggi fu aperto il 14 ottobre 1992.

Ammetto che visitarlo mette un po’ i brividi. Ogni piano racconta momenti precisi dell’occupazione sovietica in Lituania. C’è la sezione dedicata alle lotte partigiane, dove si racconta la storia dei circa 30000 partigiani lituani che, nascosti nelle foreste, lottarono eroicamente per la libertà della propria nazione; poi la sezione dedicata al genocidio vero e proprio, fatto di deportazioni in massa e stermini.

Mi fermo un attimo su questa sezione per darvi alcuni numeri. Nel museo si possono apprezzare foto dell’epoca, vestiti o semplici oggetti che descrivono meglio delle parole cosa fu la deportazione in Siberia dei lituani. Il genocidio, purtroppo, non risparmiò neanche i bambini. Tra il 1941 e il 1953 circa 39000 bambini furono deportati in Russia. 5000 bambini morirono in esilio. Il primo anno di esilio, ma soprattutto il primo inverno, erano cruciali. Molti di essi morirono proprio per il gelo e le privazioni. I lavori forzati e le scarse razioni di cibo investivano tutti. Donne, uomini, anziani, attraverso lettere e foto, si possono rivivere quei tragici momenti.

La sezione dello spionaggio è forse quella più “leggera”, permettetemi quest’espressione. In mostra non solo documenti ufficiali del tempo redatti dai funzionari del KGB, ma anche gli strumenti utilizzati per captare informazioni utili. Dalle cimici alle fotocamere che potevano essere nascoste sotto la giacca. L’alta tecnologia del tempo utilizzata per spiare e controllare una nazione intera. Il numero di persone spiate nella sola Lituania durante il periodo dell’occupazione è imprecisato. Secondo alcuni documenti del KGB, nel solo  1971 circa 1231 persone furono spiate. In realtà, come possiamo intuire, i numeri erano ben maggiori. Nello stesso anno si stima ad esempio che i circa 12000 stranieri che vennero in Lituania per i più disparati motivi furono spiati. Non solo chi entrava, ma anche chi lasciava il paese come gli oltre cinquemila lituani che furono spiati all’estero. Un paese che pullulava di spiati e spie. Dove nessun luogo era sicuro. Dove tutti dovevano diffidare del prossimo. Gli agenti segreti, infatti, costituivano l’ossatura principale della polizia segreta. Nel 1977 operavano circa 5000 agenti del KGB in Lituania. Nei primi anni ’90 oltre 6000.

Visitare la sezione delle celle vuol dire fare un viaggio nel tempo. Alcune di esse sono state ricostruite, altre conservano ancora gli interni di un tempo. La prima cosa che mi ha colpito è l’atmosfera che si respira. Ho visitato il museo in estate, tra l’altro durante un’ondata di calore anomala per le estati lituane. Fuori c’erano circa 31 gradi, la sezione delle celle era fresca. Nell’aria un forte tanfo di umidità. Ho immaginato come doveva essere questo posto pieno zeppo di detenuti, ma soprattutto in inverno. Gli inverni lituani, e io che ci vivo in Lituania ve lo posso confermare, sono freddi. Magari ora con il surriscaldamento globale è un po’ diverso, ma durante l’inverno le temperature possono toccare anche i -28. Ora immaginate questi luoghi angusti, spesso senza riscaldamento, dove i prigionieri attendevano la loro sorte, che raramente era la libertà.

Ci sono celle minuscole grandi all’incirca 60 centimetri quadrati dove i nuovi detenuti dovevano aspettare non appena giunti presso gli uffici del KGB. Mentre gli ufficiali sbrigavano le pratiche, loro aspettavano fino a tre ore in piedi. Non potevano comunicare con nessuno. Dopo la morte di Stalin sembra che le condizioni per i prigionieri migliorarono un po’. Infatti si potevano sedere invece di attendere in piedi. 

Come detto ho immaginato questa struttura in funzione. Ho immaginato i detenuti passare il loro tempo in queste celle. Riesce difficile pensare a come potevano passare il tempo, ad esempio, nella cella di isolamento. Creata per coloro che infrangevano le regole della prigione, aveva una piccola finestra ed era priva di riscaldamento. Le condizioni erano proibitive. Il detenuto poteva di solito indossare solo biancheria intima e doveva restare rigorosamente scalzo. Gli veniva somministrata al giorno una razione di cibo spaventosa: 300 grammi di pane e mezzo litro di acqua tiepida. Poteva dormire solo 5 ore. Esercizi nel cortile, visite o lettere erano proibiti.

Quando vi ho parlato di un’esperienza che mette i brividi è perché alcune celle superano l’immaginazione. Ce n’è una che è nota come “cella di isolamento nell’acqua”. All’interno di essa c’è una piccola piattaforma circolare sopraelevata rispetto al pavimento. Il detenuto era costretto a rimanere in piedi su questa piattaforma minuscola mentre tutto attorno era circondato dall’acqua. Se avesse perso l’equilibrio, cosa che accadeva spesso in quanto passava ore in quella posizione, sarebbe caduto in acqua. Spesso gelida, in quanto d’inverno congelava e si trasformava in una lastra di ghiaccio. Secondo le testimonianze contenute negli archivi, questo tipo di celle fu costruito nel 1945 per poi essere trasformate in infermerie e biblioteche durante gli anni ’50.

Ce n’è poi una che è passata alla storia come “la cella imbottita”. Un nome che non farebbe pensare a nulla di drammatico e invece… Invece questa cella si chiamava così perché le pareti, nonché la porta, erano imbottiti in modo tale da renderla insonorizzata. Nessuno doveva sentire le urla e i pianti di coloro che venivano torturati al suo interno. C’è ancora una camicia di forza legata alle pareti. Serviva per tenere in piedi i detenuti stremati dalle torture. 

Quando vi ho parlato della cella di isolamento, ho menzionato gli esercizi nel cortile. Questo altro non era che uno spazio all’aperto adibito a prigione. Piccole celle circondate da mura con il tetto chiuso da una rete.

Si conclude qui la storia sul museo del KGB di Vilnius. So che un podcast non può rendere appieno l’idea di cosa dovesse essere questo luogo durante l’occupazione sovietica. Se passate da Vilnius dovete visitarlo per forza. Nel frattempo sul sito di In cerca di storie trovate le foto che ho scattato. Non dimenticatevi di seguirmi su YouTube e Instagram dove trovate anche alcuni video.

Se vi è piaciuta questa storia fatemelo sapere nei commenti. Vi ringrazio per l’attenzione e vi do appuntamento al prossimo episodio. Ciao!

Se volete conoscere di più sulla sua storia vi rimando al sito ufficiale: http://www.genocid.lt/muziejus/en/ziejus/en/

I due video di In cerca di storie dedicati al Museo del KGB di Vilnius:

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