Nel cuore del Rijksmuseum di Amsterdam, custodita tra le meraviglie che il XVII secolo ha saputo produrre, si trova un’opera di straordinaria eleganza scientifica e, a saperla guardare bene, di sottile ironia involontaria: la Historia Naturalis commissionata dal nobile fiammingo Van Huerne e illustrata dal medico e naturalista Anselmus Boëtius de Boodt. Un catalogo del mondo animale che ambiva a ritrarre ogni creatura nel suo ambiente naturale.
«Rappresentare la natura così com’è» era il grande sogno dell’epoca. Nessun fondo neutro, nessuna astrazione: l’animale nella sua realtà quotidiana, nel suo habitat autentico.
E de Boodt ci credeva davvero. Tavola dopo tavola, orsi tra i boschi, uccelli tra i rami, pesci nelle acque scure dei fiumi. Poi arriva la Tavola VII: Felis catus, il gatto. E qui, silenziosamente, qualcosa cambia.
L’artista — fedele alla sua missione — ritrae l’animale nel suo habitat più autentico. Non una foresta. Non un prato. Un bel mobile di legno scuro, probabilmente un cassettone di buona fattura borghese, con i suoi pannelli intagliati e le sue graniture ordinate. Il gatto è lì, acciambellato con la maestosa indifferenza che solo i gatti sanno esibire, gli occhi fissi sull’osservatore come a dire: certo che sono nel mio ambiente naturale. Dove altro dovrei essere?
Ciò che rende questa illustrazione preziosa non è soltanto la maestria tecnica di de Boodt — il pelo reso con tratti sottilissimi, i baffi che sembrano vibrare, lo sguardo vivo e leggermente sprezzante — ma la perfetta coerenza logica di una scelta che, da un certo punto di vista, è anche comica. In un’epoca in cui i naturalisti si arrampicavano su montagne e solcavano oceani per ritrarre gli animali nel vivo della natura, il gatto imponeva silenziosamente le sue condizioni: qui resto, su questo mobile, e voi vi adattate. La Historia Naturalis di Van Huerne è un documento fondamentale per capire come il Seicento europeo guardasse al mondo naturale: con curiosità enciclopedica, rigore descrittivo e un pizzico di meraviglia genuina. Ma questa tavola, in particolare, ci regala anche un sorriso. Perché il gatto — millenni prima che internet lo rendesse sovrano del web — aveva già capito tutto: il vero padrone di casa non ha bisogno di nessuna foresta per essere nel suo habitat. Gli basta un bel mobile di legno.
In copertina il particolare del dipinto “Gatto che gioca” di Henriëtte Ronner-Knip (1878) conservato nel Rijksmuseum di Amsterdam.
