Venosa, dove la storia coglie l’attimo

Carpe diem. Cogli l’attimo. Quanto volte abbiamo sentito, studiato o usato questa espressione. Ed è proprio dai versi immortali del poeta Orazio che ho deciso di scoprire la città che ne diede i natali: Venosa.

Si tratta di un comune in provincia di Potenza di non più di 10mila abitanti con una storia millenaria. Il suo nome, infatti, deriva dall’antica Venusia conquistata dai romani nel 291 a.C. Situata in una posizione strategica fungeva da presidio militare per controllare i territori di confine tra Lucani, Sanniti e Dauni. L’impronta lasciata dagli antichi romani è tangibile visitando il museo archeologico. È infatti possibile passeggiare tra quelle che un tempo erano le terme, l’anfiteatro, le domus e le vie principali della colonia romana ed ammirare i mosaici che ne decoravano gli ambienti. Per le vie del borgo ci si può imbattere ancora in iscrizioni, epigrafi o edifici risalenti all’età romana. La sua popolarità è legata a doppio filo con la figura del poeta Quinto Orazio Flacco. La sua statua, opera dello scultore Achille D’Orsi (1898), campeggia in piazza e ci ricorda che proprio qui nel 65 a.C nacque il celebre poeta delle Odi e del Carpe diem. Ci sarebbe anche la casa del poeta, ma in realtà più che la sua abitazione, si tratta di un piccolo complesso termale restaurato.

Passeggiare per Venosa vuol dire sfogliare un libro di Storia e ripercorrere le diverse fasi della città. Perché non c’è solo l’impronta romana, ma anche la dominazione normanna, sveva, angioina; i segni lasciati dai signori feudali e nobili del tempo, come il castello o la Concattedrale di Sant’Andrea voluti dal duca d’Andria Pirro Del Balzo, noto per essere stato uno dei principali artefici della congiura dei baroni contro il re del Regno di Napoli Ferrante d’Aragona (XV secolo). La storia della città si intreccia con la nascita del nostro Paese: qui, infatti, nacquero anche i patrioti Francesco Saverio Nitti, trucidato nella reazione borbonica del 1861, e Luigi Lavista, fucilato all’età di 22 anni sotto gli occhi del padre durante i moti del 1848 a Napoli.

Venosa si è rivelata come uno scrigno che cela preziose tracce del passato. Dai resti risalenti al paleolitico alle catacombe ebraiche, passando per l’età romana e medioevale, soddisfa a pieno la sete degli amanti della storia.

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