Ep. 4 / La balena di Taranto

“A te vengo, balena che tutto distruggi ma non vinci: fino all’ultimo lotto con te; dal cuore dell’inferno ti trafiggo; in nome dell’odio, vomito a te l’ultimo mio respiro”.

A pronunciare queste parole è il capitano Achab, protagonista del celebre romanzo “Moby Dick” di Herman Melville del 1851. Chissà, magari qualcuno degli oltre 270 marinai che parteciparono, circa 20 anni dopo, alla cattura della balena di Taranto provò le stesse emozioni descritte da Achab. Sì avete sentito bene. Perché questa è la storia della balena di Taranto.

Benvenuti a tutti, sono Stefano Frau e questo è In cerca di Storie, il podcast che va alla ricerca di storie o personaggi dimenticati o poco conosciuti.

L’episodio di quest’oggi nasce un po’ per caso. Stavo rileggendo alcuni articoli scritti anni fa per il mio blog e mi sono imbattuto nella vicenda della balena di Taranto. Ricordo che quando la scoprii rimasi stupito. Pur essendo pugliese non avevo mai sentito questa storia. Così ho pensato: perché non farci un podcast? Ecco allora, la storia della balena di Taranto.

Dobbiamo portare indietro l’orologio a molti anni fa. Tornare nell’allora Regno d’Italia. Era la mattina del 9 febbraio del 1877 quando un esemplare di balena franca boreale entrò per sua sfortuna nel Golfo di Taranto.

Il cetaceo fu dapprima scambiato per una nave capovolta. Era immobile e si confondeva tra gli scogli. Solo in seguito alcuni marinai si accorsero che si trattava di altro. Non accadeva spesso di vedere una balena nel Mediterraneo. Anzi, per via del loro habitat naturale, era impossibile avvistare un esemplare di questa specie nel Mediterraneo. Sono più diffuse nella fascia settentrionale dell’oceano Atlantico e Pacifico.

Agli occhi dei marinai appariva come un mostro marino che andava catturato e ucciso a tutti i costi. Fu così che una flotta di trenta barche iniziò a pedinare la balena che intanto si dirigeva verso la città.

Nel frattempo la voce della presenza della balena si diffuse rapidamente in città. Increduli e curiosi si riversarono sul molo per poter assistere a quell’evento. Per chi aveva visto le balene solo sui libri era un evento imperdibile. Forse, proprio il libro di Melville, spinse molte persone a vedere con i propri occhi quell’animale sconosciuto.

Fu così che alcuni tarantini si trasformarono in tanti Achab provando in tutti i modi a fermare la balena. Chi a colpi di fucile, chi di rivoltella, i più temerari con delle fiocine. Qualcuno perfino con dei candelotti di dinamite. Vi risparmio i dettagli macabri, ma come potete ben immaginare, dopo molte ore, i marinai ebbero la meglio sulla povera creatura.

La presenza della balena attirò migliaia di curiosi che si riversarono a Taranto dalle città limitrofe. La carcassa dell’animale fu esposta per un periodo di tempo ai visitatori incuriositi che pagavano per vederla. Dalla carcassa furono estratti 3521 chili di “olio di pesce”. Fu sezionata e lo scheletro e gli organi interni furono acquistati dall’Università di Napoli su ordine del professore di Anatomia Comparata Paolo Panceri. Nel 1950 lo scheletro fu trasferito nel Museo Zoologico di Napoli.

Lo scheletro della balena di Taranto è un reperto di notevole importanza storica e scientifica, essendo l’unico esemplare del Mediterraneo di questa specie conservato in un museo.

Sull’accaduto è possibile leggere una testimonianza dell’epoca. Fu scritta dal professore di Zoologia e Anatomia Comparata Francesco Gasco. Un resoconto dettagliato che ci dà un’idea chiara di quali fossero le convinzioni del tempo circa le balene. Il cetaceo giunto a Taranto fu considerato fin da subito un mostro marino, una minaccia per la città, e per questo in molti fecero a gara per mostrare il proprio coraggio e la propria determinazione nell’ucciderlo. Si trattava di un trofeo da mostrare a tutti. In fondo siamo nel 1877 e non possiamo aspettarci una grande sensibilità ambientale. Difendere l’ecosistema e tutelare le specie che ci vivono non era ancora una questione prioritaria. In pochi sapevano che questi animali sono pacifici.

L’ignoranza è la madre di tutte le paure scrive Melville sempre in Moby Dick. L’ignoranza è stata (ed è) spesso sinonimo di crudeltà e violenza. Ricordare episodi come quello della balena di Taranto vuol dire imparare dal passato e non commettere gli stessi errori.

Siamo giunti al termine di quest’episodio, vi ringrazio per l’ascolto. E’ stato un episodio bonus, come avete sentito più breve degli altri. Se volete altri episodi come questo fatemelo sapere nei commenti.

Vi lascio in descrizione il link dove poter leggere il racconto sulla balena di Taranto. Se vi è piaciuto il podcast, vi invito a condividerlo, a lasciare un commento o una recensione. Iscrivetevi al canale per non perdere i nuovi episodi. In cerca di storie è sulle maggiori piattaforme di podcast nonché su Instagram e Twitter. Inoltre, sul sito incercadistorie.com trovate le trascrizioni di tutti gli episodi. Vi ringrazio per l’attenzione e vi do appuntamento al prossimo episodio. Ciao!

Sfoglia il racconto sulla balena di Taranto citato nel podcast

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