Ep. 6 / Jane Dieulafoy: l’archeologa che sfidò la società indossando i pantaloni

Si dice spesso che le regole siano fatte per essere infrante. Non tutte certo, ma sicuramente quelle più assurde e retrograde hanno sempre bisogno di qualcuno pronto ad infrangerle per mettere in moto il meccanismo del progresso. Deve aver pensato lo stesso Jane quando si vide costretta, per realizzare i propri sogni, ad infrangerne una, anch’essa assurda e retrograda: il divieto per le donne di indossare abiti da uomo. Questa è la storia di Jane Dieulafoy, la donna che si travestì da uomo per essere libera.

Benvenuti a tutti, sono Stefano Frau e questo è In cerca di Storie, il podcast che va alla ricerca di storie o personaggi dimenticati o poco conosciuti.

La storia di quest’oggi è singolare e meravigliosa allo stesso tempo. E’ una storia di determinazione, emancipazione e senso di libertà. Protagonista una donna fuori dal comune. Per chi segue questo podcast dall’inizio ricorda molto la figura di Nellie Bly raccontata in un altro episodio che vi invito ad ascoltare se lo avete perso.

Archeologa, scrittrice, autrice ed esploratrice. Darle un’etichetta sarebbe troppo difficile. Lasciamo parlare i fatti e immergiamoci nella sua storia.

Jane Henriette Magre nasce in Francia, a Tolosa, il 29 luglio del 1851. Figlia di una famiglia benestante di mercanti borghesi deve fare i conti fin da piccola con la morte prematura del padre. E’ una bambina intelligente ed arguta che mostra fin da subito la volontà di distinguersi dalle sue coetanee. Quando ha 11 anni sua madre decide di mandarla in convento. Lì riceve una educazione rigida e di livello: impara il greco e il latino, il tutto condito da una ferrea disciplina imposta dalle suore. Resta in convento fino ai 19 anni. La vita tra quelle mura non scalfisce la sua voglia di indipendenza. Accetta le regole imposte dalle suore ma sa bene che fuori da lì c’è un mondo che l’aspetta. E il mondo che lei vuole, fatto di viaggi e avventure, si materializza nella figura di Marcel-Auguste Dieulafoy. Un incontro che cambierà la sua vita. O forse quella di entrambi. Marcel è un ingegnere civile. E’ anche lui di Tolosa. Viaggia spesso in Africa per lavoro e per passione. Agli occhi di Jane è il partner ideale. La spalla che cercava per vivere i suoi sogni. Appena lasciata la vita del convento Jane si sposa con Marcel nel 1870.

Il loro matrimonio ha qualcosa di speciale. Jane non è la tipica moglie dell’età vittoriana: subordinata al marito e relegata alle faccende domestiche. Il loro matrimonio si basa su quattro valori fondamentali: rispetto, uguaglianza, affetto e collaborazione. Un rapporto realmente paritario e in controtendenza per quei tempi. Se il loro matrimonio è speciale, la luna di miele non è da meno.

Nel luglio del 1870 la Francia è coinvolta nella guerra contro la Prussia. Marcel si sente chiamato in causa. Vuole difendere la sua patria. Chiede allora di essere arruolato nell’esercito e viene mandato, come capitano, a Nevers. Jane non ci pensa due volte a seguire il marito. E lì, a 19 anni, in piena guerra franco prussiana, che decide di abbandonare i vestiti da donna per indossare, per la prima volta, quelli da uomo e seguire così il marito in battaglia.

Fermiamoci un attimo ad analizzare questi due dettagli. Alle donne non era permesso indossare i pantaloni. Non si trattava solo di una consuetudine, c’era una vera e propria ordinanza in merito emanata dalla prefettura di Parigi nel 1799. L’unica eccezione consentita era avere un certificato medico da presentare alla polizia per ottenere un’autorizzazione speciale. Ecco le regole assurde e retrograde che ho citato all’inizio. Ed è ancora più assurdo pensare che questa ordinanza è rimasta in vigore fino al 2013, quando finalmente è stata abolita ufficialmente.

Il secondo dettaglio da non trascurare è la presenza delle donne sul campo di battaglia. Alle donne non era concesso prendere parte ai combattimenti. Erano impiegate nelle mense per la distribuzione di cibo e acqua.

Mettiamo insieme questi due elementi e notiamo come Jane fosse una vera mosca bianca. Si traveste da uomo e sceglie il fucile al posto delle pentole. Combatte al fianco del marito nei panni di un tiratore scelto non rivelando mai la sua identità.

Il conflitto ha un esito disastroso per la Francia. A guerra conclusa, Marcel e Jane tornano alla vita normale in quel di Tolosa. Normale, un aggettivo che stona, e molto, con la vita che ci aspetteremmo da Jane. Sogni, avventure, azione, tutto questo a Tolosa non c’è. Entrambi si sentono attratti dall’Oriente. Specialmente Marcel, che come detto è un ingegnere, crede che l’architettura occidentale in realtà affondi le sue radici nel mondo orientale. I due si ritrovano così a viaggiare spesso: le mete sono quasi sempre l’Egitto e il Marocco. Questi viaggi li spingono a mirare più in alto, o più lontano diremmo. I due, infatti, nel 1880 decidono di pianificare, a loro spese, un viaggio esplorativo in Persia. Impiegano quasi un anno per perfezionare il tutto. Nel 1881 finalmente partono. 

Al loro arrivo in Persia hanno gli occhi di tutti addosso. Due occidentali, due uomini, sì perché Jane anche in questo caso si traveste da uomo, che a cavallo vanno alla ricerca dei tesori della Persia. Tra il 1881 e il 1882 percorrono circa 6000 chilometri documentando tutto quello che vedono. Entrambi hanno la passione per la fotografia e immortalano tutto ciò che ai loro occhi appare degno di nota.

Per Jane, intraprendere un viaggio del genere travestita da uomo, non è facile. Non solo un falso nome da dare alle autorità locali ma anche semplici accorgimenti come rasarsi spesso i capelli. Un travestimento che funziona visto che uno dei suoi biografi racconta che perfino lo Scià in persona si stupì nel sapere che quel ragazzo al fianco di Marcel, in realtà, era proprio sua moglie.

Decidono di puntare verso la mitica e leggendaria città di Susa, oggi in Iran e considerata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Ai tempi di Jane, era una meta ambita dagli archeologi. In molti volevano mettere le mani sulle rovine di quella gloriosa città. Per i coniugi Dieulafoy si tratta in realtà di un viaggio di perlustrazione. Vogliono studiare il sito, capire come muoversi e pianificare una vera e propria campagna di scavi. L’organizzazione di questa seconda spedizione porta via altri due anni e nel 1884 i due sono di nuovo a Susa.

Questa volta hanno anche i fondi e i permessi necessari da parte del Louvre e del governo francese per avviare i primi scavi. Ovviamente con l’approvazione dello Scià di Persia. L’accoglienza, però, non è delle migliori. Malattie, insetti, la pioggia e poi gli abitanti del posto che non li perdono di vista un attimo. Qualsiasi oggetto rinvenuto appartiene a loro e non sono così felici nel vedere due occidentali saccheggiare le loro terre. A questo si aggiungono i ladri che, calata la notte, fanno razzie nei campi degli archeologi in cerca di reperti in oro.

Non sarà questo a scoraggiare Jane e Marcel. La loro voglia di scoperte e avventura non si può fermare davanti a questi ostacoli. Per proseguire nel loro progetto hanno bisogno però di una vera squadra. Decidono di arruolare alcune persone del posto. La ricerca si dimostra più difficile del previsto. Nel suo diario Jane annota: “Un vecchio arabo che si ciba solo di erbe; un povero diavolo derubato dalle tribù nomadi e il figlio di una vedova che rischia di morire di fame sono stati finalmente arruolati ad un prezzo esagerato. Marcel ed io abbiamo assunto il comando di questo glorioso battaglione”.

Il team, se così possiamo chiamarlo, si mette subito al lavoro. I primi scavi non danno i frutti sperati ma gli archeologi sanno bene che il tempo e la pazienza ripagano sempre. Non passa molto tempo e finalmente uno degli operai rinviene quello che sembra un semplice mattone decorato. E’ solo la punta dell’iceberg. Per un mese intero la squadra di Jane e Marcel continua a scavare finché non si ritrovano davanti alla scoperta più importante della loro vita: il leone persiano di Dario il Grande. Pezzo dopo pezzo, i due assemblano questo capolavoro risalente al 510 a.C. Jane è stregata dai colori di quell’opera d’arte: blu, bianco, verde, turchese, non può fare a meno di riportare nel suo diario tutte le emozioni che prova nel contemplare il leone. 

Il leone di Dario I fa da apripista a nuovi ritrovamenti. Un sigillo appartenuto a Serse il Grande, bottiglie, lampade, pietre incise, monete, urne funerarie e “migliaia di oggetti interessanti” a detta di Jane. L’eco della scoperta investe il mondo dell’archeologia rimettendo in discussione alcune teorie circa il mondo antico.

Jane e Marcel mettono insieme abbastanza reperti da riempire fino all’orlo 54 casse di legno. I reperti che non trovano posto nelle casse, vengono nascosti in un luogo segreto che solo loro due conoscono. Alla felicità per la scoperta si aggiunge però l’ansia per il trasporto di quanto ritrovato. Li aspetta un viaggio di circa 200 miglia fino alla Turchia. Un viaggio reso ancora più pericoloso dall’ostilità delle popolazioni locali che non accettano che il loro tesoro venga trafugato e mandato in Francia.

Dopo un viaggio rocambolesco i due raggiungono le coste della Turchia. Non fanno in tempo a tirare un sospiro di sollievo che un nuovo ostacolo blocca il loro ritorno in Francia. Gli ufficiali della dogana, infatti, chiedono ai coniugi Dieulafoy diverse migliaia di franchi come lasciapassare. O pagano o i loro reperti finiranno nel museo dell’odierna Istanbul. Per Jane e Marcel le cose si mettono male. Gli ufficiali non vogliono trattare e i due sono costretti a chiedere aiuto al consolato francese. La situazione è delicata. Sono controllati a vista. L’esercito ha avuto l’ordine di affondare qualsiasi imbarcazione utilizzata dalla coppia per scappare. Purtroppo i negoziati richiedono tempo, molto tempo circa un anno, e l’unica soluzione è lasciare i loro reperti e tornare in Francia. Non tutti però. Alcuni oggetti preziosi vengono nascosti nei loro bagagli personali.

Non appena hanno la possibilità Jane e Marcel ritornano a Susa. Questa volta ad aspettarli c’è un gruppo nutrito di operai. Le loro scoperte hanno infatti galvanizzato tutti. Sotto la supervisione di Jane che organizza in modo meticoloso i lavori, gli operai rinvengono nuovi capolavori. Tra questi il palazzo di Dario il Grande con i fantastici arcieri. 

Per Jane e Marcel è tempo di tornare in Francia. I due hanno accumulato qualcosa come 45 tonnellate di reperti archeologici che devono essere spediti a Parigi in nave o in treno.

I Dieulafoy sono accolti come delle vere e proprie celebrità. La notizia delle loro scoperte ha fatto il giro del mondo. La vera notizia in realtà, quella di cui tutti parlano, è proprio lei, Jane, che per tutto il tempo non ha mai abbandonato gli abiti da uomo. La sua scelta ha provocato ammirazione ma anche derisione. Colpisce la sua totale indifferenza alle critiche. Sembra quasi che si sentisse a suo agio più con gli abiti da uomo che con quelli femminili. Secondo il New York Times il governo francese le diede un permesso speciale per poter vestirsi da uomo ed apparire così in pubblico. La società del tempo, chiusa e conservatrice, avanzò anche delle assurde ipotesi circa il suo orientamento sessuale. Per molti indossare abiti da uomo voleva dire solo una cosa: essere omosessuale. Assurdo, certo, ma se pensiamo che ancora oggi facciamo fatica a sradicare alcune convinzioni circa il modo di vestirsi e il proprio orientamento sessuale, come se ci dovesse essere per forza qualche correlazione, non possiamo certo aspettarci una mentalità più aperta alla fine del XIX secolo.   

Leggendo la sua storia sono stato colpito dal fatto che Jane, e purtroppo non solo lei, si vide obbligata ad indossare abiti da uomo per essere presa in considerazione. Quando accompagna Marcel per la prima volta si presenta a tutti come il suo “collaboratore”. Attenzione non collaboratrice. Sceglie di proposito di utilizzare fin da subito la forma maschile. Una donna che va cavallo con tanto di frusta e fucile accompagnando suo marito in una spedizione archeologica è uno scandalo. Per alcuni perfino un fastidio.

Lasciamo per un attimo le considerazioni e torniamo alla storia di Jane. L’esposizione al Louvre dei loro reperti li ha resi famosi in tutto il mondo. Il museo ha intitolato due stanze proprio ai Dieulafoy e i visitatori si accalcano per poter ammirare i capolavori provenienti da Susa. Per Jane, il ritorno in Francia, è anche il momento per dedicarsi a nuove attività. La fotografia, che non aveva mai abbandonato durante le sue spedizioni, ma soprattutto la scrittura. Riceve anche i primi meritati riconoscimenti: è una delle prime donne ad essere riconosciuta in tutto il mondo per il suo lavoro di archeologa. Non solo. In occasione dell’inaugurazione al Louvre, il 20 ottobre 1886, riceve dal presidente della repubblica francese la croce della Legione d’Onore e il titolo di Cavaliere. E’ tra le poche donne a ricevere questa onorificenza.

I Dieulafoy non sono sazi delle loro scoperte. L’Oriente continua ad attrarli. Hanno in cantiere una nuova spedizione a Susa. Questa volta però i negoziati con la Persia non decollano. Jane esprime tutta la sua rabbia in una lettera dove attacca la politica e il modo di governare del sovrano. Lo Scià, offeso, non accetta quelle critiche. Soprattutto se a pronunciarle è una donna che si veste come un uomo. La figura di Jane è considerata troppo ingombrante. Dovrebbe stare a casa ad occuparsi della famiglia. E’ quello il ruolo di una moglie. Per lo Scià è una situazione inaccettabile. La beffa arriva quando gli scavi di Susa vengono affidati ufficialmente ad un ingegnere, Jacques de Morgan, che tra il 1889 e il 1891 riceve l’incarico di comandare la delegazione archeologica francese in Persia, il più grande progetto archeologico mai organizzato da un paese europeo.

Quando il sogno di tornare in Persia è ormai sfumato a causa dei problemi diplomatici, Jane si dedica alla scrittura. Le permette di tenere vivo il ricordo. Scrive diversi reportage che stimolano la curiosità dei lettori francesi. Uomini ma soprattutto donne sono affascinati da questa archeologa che a cavallo, sotto il sole cocente, li porta in giro per l’Oriente mostrando loro luoghi che non avrebbero mai conosciuto. Il viaggio epico da Marsiglia a Susa raccontato e pubblicato sulla rivista di viaggi “Le Tour du Monde” è uno dei più apprezzati. Le sue spedizioni sono sempre cariche di avventure e colpi di scena ed è quello che i lettori del tempo amano di più. Jane che a cavallo, con il fucile e la frusta, scaccia i ladri potrebbe ricordarci personaggi inventati come Indiana Jones, il celebre archeologo ideato da George Lucas e interpretato al cinema da Harrison Ford, oppure Lara Croft, l’archeologa del videogioco Tomb Raider. L’unica differenza è che qui è tutto vero.

Ma non ci sono solo i reportage. Scrive un libro “Parisatide”, sull’ex regina persiana, che diventa anche un dramma lirico. E poi i romanzi: storici ma anche psicologici dove prende posizione contro il divorzio considerandolo una rovina per la donna. Il successo letterario accresce la sua popolarità che usa come mezzo per portare avanti campagne in ambito sociale. Nel 1904, insieme ad altre scrittrici, fonda un premio: il “Prix Femina”. Il premio è destinato a uomini e donne ma la giuria è completamente femminile.  

Tra opere teatrali, libri e conferenze, i Dieulafoy non smettono di viaggiare. Abbandonata a malincuore la Persia, i due decidono di spostare il loro interesse verso la penisola iberica e il Marocco. L’obiettivo non cambia: scoprire come l’architettura occidentale sia stata influenzata dall’arte orientale. Fino al 1914 compiono circa 23 viaggi.

Nel 1914 la prima guerra mondiale porta Marcel in Marocco. La sua esperienza come ingegnere civile è importante ed è assegnato a Rabat. Jane non potrebbe seguirlo, in quanto è vietato alle donne, ma anche questa volta segue il suo cuore e non resta in Francia. Si batte per un maggiore coinvolgimento delle donne in guerra ma senza successo. Scrive perfino una lettera al governo francese dove chiede di poter far parte dell’esercito e combattere per difendere la patria. La lettera viene pubblicata sulla prima pagina de Le Figaro. I commenti sono aspri. Jane è una donna coraggiosa ma gli uomini francesi non hanno bisogno dell’aiuto delle donne in guerra.

Nonostante la guerra, in Marocco i Dieulafoy non abbandonano la passione per l’archeologia e ottengono i permessi e i fondi necessari per gli scavi e il restauro della moschea di Hassan. La mattina Jane si dedica agli scavi, ai reperti e alla catalogazione, ma la sera non fa mai mancare il suo aiuto all’ospedale locale dove assiste i soldati feriti.

Ormai lo sappiamo, i pericoli in guerra, come raccontato nell’episodio sullo scandalo del manzo imbalsamato, non vengono solo dai nemici. Cibo e acqua mietono spesso più vittime. Jane si ammala così di dissenteria amebica. Le sue condizioni sono troppo gravi e insieme al marito sono costretti a tornare a Tolosa. Il soggiorno in Francia sembra funzionare e Jane si riprende del tutto. Insieme a Marcel decide di tornare in Marocco per completare il loro lavoro. Una volta lì la dissenteria torna a colpirla. Le sue condizioni si aggravano e insieme al marito fanno ritorno nuovamente a Tolosa dove sperano in una nuova veloce guarigione. Passa l’autunno e l’inverno finché in primavera, il 25 Maggio 1916, Jane muore nella tenuta di famiglia. Ha 65 anni. Il New York Times nel suo necrologio la definisce la donna più straordinaria della Francia e forse di tutta l’Europa. Marcel nell’agosto del 1916 torna in Marocco. Morirà nel 1920.

La storia di Jane è singolare. Si conclude nello stesso modo in cui si era aperta: in guerra. In un posto dove a lei, donna, era vietato stare. Le regole assurde, quelle che ha sempre sfidato apertamente per emanciparsi. Durante le mie ricerche per ricostruire la sua storia sono stato colpito dalla determinazione mostrata da Jane nello sfidare la società del tempo. Sarebbe troppo riduttivo ricordarla solo come la donna che indossò abiti da uomo. Ma anche questo semplice gesto resta comunque un atto rivoluzionario per quei tempi che la accomuna ad un’altra eroina, sempre francese, che circa 5 secoli prima indossò quasi sempre abiti da uomo: Giovanna d’Arco.

L’eredità lasciata da Jane è immensa. Il mondo dell’archeologia le deve molto. Non solo per le sue scoperte ma soprattutto per i metodi di catalogazione innovativi: cartografie, fotografie e numerazione dei reperti. Howard Carter, l’egittologo che scoprì la tomba di Tutankhamon, utilizzò proprio i suoi metodi.

Va detto che non si trattava di un’archeologa improvvisata. Prima della spedizione in Persia aveva studiato la lingua farsi e la fotografia. Perfino la scelta di travestirsi da uomo era funzionale alla sua causa di archeologa. Non solo come detto per essere presa in considerazione, ma se pensiamo alle condizioni delle donne in Persia alla fine del XIX secolo ci rendiamo conto di quali difficoltà avrebbe incontrato una archeologa in quel Paese.

“Lo faccio solo per risparmiare tempo. Compro abiti già confezionati e posso usare il tempo risparmiato in questo modo per lavorare di più” avrebbe risposto Jane a chi le chiedeva il perché di quella scelta. Ironia a parte, ha scritto in modo indelebile il suo nome nella lotta per l’emancipazione femminile.

Analizzando la sua storia sorge una domanda: come sarebbe stata la sua vita senza Marcel? Di sicuro il loro matrimonio, e la loro idea di coppia, è un altro degli elementi che hanno reso la sua vita degna di nota. Li potremmo definire la coppia perfetta. Marcel riconobbe pubblicamente ed evidenziò più volte l’importante ruolo svolto da sua moglie, nonché le sue grandi scoperte. Alle donne del tempo accadeva il contrario: il loro contributo era spesso ignorato o non riconosciuto a dovere. Entrambi hanno trovato nel matrimonio un partner ideale per realizzare i propri sogni. Non solo equilibrio e parità, ma anche reciproco rispetto. Strano ma vero, Jane in controtendenza per quei tempi trovò la libertà proprio nel matrimonio.

Siamo giunti al termine di quest’episodio, vi ringrazio per l’ascolto. Se volete approfondire la storia di Jane Dieulafoy vi invito a leggere il libro di Amanda Adams dal titolo “Ladies of the field” dove l’autrice passa in rassegna alcune celebri archeologhe. Come sempre vi lascio in descrizione gli articoli consultati per quest’episodio. Se avete ascoltato anche il podcast su Nellie Bly ditemi cosa ne pensate di queste due figure femminili.

Se vi è piaciuta questa storia, vi invito a condividere il podcast, a lasciare un commento o una recensione. Iscrivetevi al canale per non perdere i nuovi episodi. In cerca di storie è sulle maggiori piattaforme di podcast nonché su Instagram e Twitter. Inoltre, sul sito incercadistorie.com trovate le trascrizioni di tutti gli episodi. Vi ringrazio per l’attenzione e vi do appuntamento al prossimo episodio. Ciao!

Articoli e libri per questo podcast

  • Babelon, E. (1886). Recent Archæological Discoveries in Persia. The American Journal of Archaeology and of the History of the Fine Arts, 2(1), 53-60. doi:10.2307/496039
  • “La storia di Jane Dieulafoy, l’esploratrice francese che si travestì da uomo per essere libera” di Sara Mostaccio. http://www.Elle.com
  • “Jane Dieulafoy (1851-1916)”. Di Eve Gran-Aymerich. BIBLIOTHÈQUE NATIONALE DE FRANCE.
  • “Las aventuras de Jane Dieulafoy, la francesa que violó la ley al ponerse pantalones y descubrió fabulosos tesoros persas” di Dalia Ventura. BBC NEWS.
  • “Ladies of the Field: Early Women Archaeologists and Their Search for Adventure” di Amanda Adams. Greystone Books Ltd.

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