Non perdiamo di vista le sue virtù come nazione amante della pace. Ricordiamo i molti secoli in cui gli italiani furono leader nelle arti e nelle scienze, arricchendo la vita dell’intera umanità. Ricordiamo i grandi figli del popolo italiano — Galileo e Marconi, Michelangelo e Dante — e, per inciso, quel temerario esploratore che incarna il coraggio dell’Italia: Cristoforo Colombo.
[…] L’Italia dovrebbe proseguire come una grande nazione madre, contribuendo alla cultura, al progresso e alla promozione di rapporti armoniosi tra tutti i popoli, sviluppando i suoi talenti speciali nelle arti, nei mestieri e nelle scienze, e preservando il suo patrimonio storico e culturale a beneficio di tutti i popoli.
È la sera del 5 giugno 1944. Alle 20.30 ora locale il presidente degli Stati Uniti d’America Franklin D. Roosevelt pronuncia questo discorso alla radio annunciando la caduta di Roma per mano degli Alleati. Il presidente americano elogia il passato glorioso dell’Italia sottolineando il valore simbolico della capitale come culla della civiltà e della cristianità. È un discorso carico di fiducia nel futuro dell’umanità e nelle sorti della Seconda guerra mondiale. Parole che anticipano quello che accadrà il giorno dopo sulle coste della Normandia in Francia: a poche ore da quel discorso i primi paracadutisti delle divisioni aviotrasportate americane e britanniche si lanciano dietro le linee nemiche. Il D-Day ha inizio.
Ho riportato uno stralcio significativo del discorso ma vi invito a leggerlo per intero perché ci ricorda non solo i fasti di una Italia che primeggiava nel mondo, vedi le arti e la scienza, ma anche la miseria in cui era caduta durante il ventennio fascista.
Il discorso integrale in inglese con audio e trascrizione lo trovate qui. Ho tradotto personalmente in italiano lo stralcio del discorso.